“Night’s highest noon” in SoWhat

Un ideale punto di connessione tra una visceralità primordiale e l’evanescente consistenza di un futuro incerto realizzato attraverso una roboante sequenza di ruvide spirali irregolari. È dalla ricerca di un nuovo lessico risonante che trae origine il primo capitolo collaborativo che vede insieme Masaya Hijikata e Andrea Koch sotto la sigla klās’tĭk, progetto sperimentale incentrato su un fitto incontro/scontro tra trame ritmiche e insondabili modulazioni vocali.

È un universo crepitante, fortemente decostruito, ad emergere dalla congiunzione sinergica degli elementi in gioco, uno spazio sonoro che vede voce e pulsazioni avvolgersi in complessi tracciati dissonanti permeati da una persistente aura solenne. Ricorrenti scie sintetiche si insinuano in questo serrato dialogo fungendo da ulteriore collante capace di conferire densità ai differenti flussi, strutturati seguendo progressioni estremamente convulse e pirotecniche che a tratti convergono verso andamenti ipnotici da nenia fino a divenire allucinato mare di placide frequenze cullanti.

Un lavoro fortemente evocativo, ma sicuramente di non semplice assimilazione che si pone l’obiettivo di individuare le prime tracce di nuove possibili strade da percorrere. Un’esplorazione stimolante.

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Music won’t save you – Recensione “Empty Town”

Prima recensione del nuovo album a cura di Raffaello Russo:

“Nel terzo capitolo della trilogia urbana di Francis M. Gri, i luoghi che nei precedenti “Ghost Dreamers Town” e “Dreamers Stories” era popolata da sogni e fantasmi si svuota di contenuto e significato esogeno, fino a presentarsi nella sua solitaria essenza. Non è una semplice metafora quella veicolata attraverso la sequenza dei titoli dei lavori pubblicati a proprio nome dall’artista di origine friulana, in un percorso estremamente personale e parallelo ai suoi altri progetti Apart e Revglow.

Le nove tracce di “Empty Town” costituiscono la chiusura di un itinerario narrativo e al tempo stesso un nuovo inizio, frutto di una parziale inversione di rotta rispetto al sognante paesaggismo ambientale del lavoro precedente. Il lavoro tiene fede alla scarna dimensione individuale propria appunto delle opere recanti la firma di Gri, offrendo nuovo spazio espressivo alle note acustiche, in particolare del pianoforte, che appunto guida la maggior parte dei brani di “Empty Town”. Intorno ai vuoti delle sospensioni tra le note e ai pieni delle fluide armonie pianistiche Gri costruisce mondi sonori di ovatta suggestione, risultanti da semplici interazioni con ulteriori filigrane acustiche o con ovattate stratificazioni ambientali ma anche nuovamente rifinito di morbide coltri sintetiche e granulose pulsazioni ritmiche.

Ancora una volta, anzi in maniera più accentuata che in passato, le composizioni di Gri si rivestono di un’aura cinematica sospesa, scandita da battiti elettronici così come da filigrane di ritrovato picking acustico, che alimentano immagini pienamente coerenti con la traccia concettuale di “Empty Town”, sviluppata non in maniera meramente descrittiva bensì traboccante delle sensazioni suscitate da un’osservazione empatica di città invisibili.

Eppure, il peculiare soundscaping che promana dal lavoro non evoca affatto scenari di desolazione, suscitando invece un coinvolgimento romantico, intessuto da fragili palpiti e soffici abbracci armonici acustico-ambientali.”

link: http://musicwontsaveyou.com/2015/11/19/francis-m-gri-empty-town/

Storia della musica – Recensione SPT

I Re­v­glow sono un duo fon­da­to nel 2008 da Fran­cis M. Gri e Li­lium, vo­ca­li­st mi­la­ne­se. De­but­ta­ro­no nel 2009 con l’e­let­tro­ni­ca dark di “Li­quid pearls”, poi fu la volta delle spe­ri­men­ta­zio­ni pop di “9th chry­sa­lis” nel 2011. Loro af­fer­ma­no di pro­dur­re so­no­ri­tà si­mi­li a quel­le di Sigur Rós, Björk, Mas­si­ve At­tack, Lamb, Moby e Gus Gus; tutti ar­ti­sti che ri­man­da­no a climi set­ten­trio­na­li e ad un certo mood fatto di at­mo­sfe­re ra­re­fat­te, umide e neb­bio­se. “Sound post ten­sion” si pre­sen­ta, ad una prima ana­li­si, come un disco di­sten­si­vo, un la­vo­ro che vuole ri­cer­ca­re il suono dopo la ten­sio­ne, la calma dopo la tem­pe­sta, la tre­gua dopo la guer­ri­glia. A fine disco sco­pri­re­mo che il com­pi­to è stato as­sol­to con somma ele­gan­za da un pro­dot­to di­sco­gra­fi­co con­fe­zio­na­to sa­pien­te­men­te da chi se ne in­ten­de di ar­ti­gia­na­to mu­si­ca­le, at­mo­sfe­re so­gnan­ti e frame elet­tro­ni­ci. Ma i Re­v­glow of­fro­no anche un me­ta­si­gni­fi­ca­to per cui la pa­ro­la “sound post” rap­pre­sen­ti qui l’a­ni­ma del vio­lon­cel­lo, ov­ve­ro la parte mo­bi­le po­si­zio­na­ta in­ter­na­men­te allo stru­men­to tra ta­vo­la ar­mo­ni­ca e fondo, e da tale po­si­zio­ne di­pen­de il fun­zio­na­men­to del­l’in­te­ro vio­lon­cel­lo.
Il disco parte in stile Boards Of Ca­na­da con “Scars”, che sarà un po’ il tema del­l’in­te­ro LP: una raf­fi­na­ta ri­fles­sio­ne sul tempo che cor­ren­do la­scia ci­ca­tri­ci. Come di­ce­va il gran­de poeta Fran­co For­ti­ni: «Era il tempo che si stava in­sie­me senza sa­pe­re. Ora che co­no­scia­mo non s’ha tempo di ri­ma­ne­re», e i Re­v­glow ci in­vi­ta­no a com­pren­de­re che tempo da per­de­re non ce n’è mai. Stu­pen­da la suc­ces­si­va “Stran­gers”, un brano di pura in­die­tro­ni­ca in stile Peo­ple Press Play, un brano mu­si­cal­men­te sem­pli­ce e di­ret­to con leg­ge­ri ac­cor­di di chi­tar­ra su tap­pe­ti di beat e pad, ma poe­ti­ca­men­te va­li­dis­si­mo. Un certo gusto per il jazz vien fuori in brani come “Phan­tom thea­tre” e “Sea­gulls choir”; re­mi­ni­scen­ze del loro pas­sa­to trip hop in “This is the day” e “Pea­ce­ful”; in­fi­ne una nuan­ce ti­pi­ca­men­te bjor­kia­na sta alla base di “Self-por­trait”, una fei­stia­na in “27” e un’e­co di Bat For La­shes in “But­ter­fly”. Resta “Pe­tals” che, as­sie­me a “Stran­gers”, rap­pre­sen­ta il punto più alto di que­sto “Sound post ten­sion”: è que­sta una per­fet­ta can­zo­ne sul tempo e sulla spe­ran­za, con una trama so­no­ra che ha nel pia­no­for­te il suo ful­cro.
“Sound post ten­sion” è un la­vo­ro molto fem­mi­ni­le, dolce e lu­na­ti­co, tra­vol­gen­te e ri­las­san­te: una per­fet­ta sin­te­si degli op­po­sti fem­mi­nei. A fine disco pos­sia­mo ben dire che la ten­sio­ne del­l’a­ni­ma è vi­bran­te e, se i Re­v­glow erano cri­sa­li­de, ora sono fa­le­na. Spe­ria­mo che, in quan­to band, vi­va­no più a lungo delle far­fal­le per po­ter­ci far sen­ti­re buona mu­si­ca anche in fu­tu­ro.

Darkroom – Recensione SPT

Bellissima recensione di Roberto Filippozzi!!! 🙂

“La necessità per lo più giornalistica di dover definire stilisticamente un gruppo o un disco capitola felicemente di fronte a quelle proposte in grado di travalicare gli schemi e di sfruttarne gli elementi portanti senza porsi confini, se non quelli delle emozioni espresse attraverso suono e canto. Impresa non facile, appannaggio di quegli artisti che di paletti e restrizioni non sanno che farsene, preferendo guardare al suono con un’accezione universale, senza paura di affrontare sfide anche ardue. Ci piace pensare che i Revglow del polistrumentista Francis M. Gri e della singer Lilium siano l’eccellenza italiana di questo campo così squisitamente indefinito, eppure così affascinante proprio per la sua mancanza di reali confini, e questa terza fatica sulla lunga distanza del duo del Nord Italia, che giunge a due anni dal precedente “9th Chrysalis”, non fa che rafforzare la nostra impressione. In passato abbiamo scomodato paragoni con Björk (riferendoci alle vocals di Lilium ai tempi del debut “Liquid Pearls”) ed accostato al suono di Revglow definizioni come chillout, downtempo o trip-hop, e nel frattempo la fatidica acqua sotto i ponti è passata, l’amalgama fra i Nostri si è cementata e, di conseguenza, nuove vette artistiche sono state toccate. Buona ultima quella raggiunta con questa terza fatica in studio, che fa piazza pulita di definizioni e paragoni, per un sound sempre più arioso, intenso e libero di affascinare con la forza delle palpabili emozioni, convogliate con immane naturalezza. La bellezza degli intrecci melodici, sottili e raffinati ma assolutamente vitali, unita alla scorrevolezza dei pattern elettronici e ad una voce semplicemente incantevole e toccante come quella di Lilium (slegatasi completamente dagli ingombranti paragoni di cui sopra), ci parla di un songwriting che fa dell’intima purezza il suo più grande punto di forza, fra dolcezza e magnetismo, leggiadria e delicatezza, visioni ed emozioni. Dieci canzoni che sono altrettanti gioielli, che a dominare sia la maggior linearità di “Strangers” (di cui è disponibile in rete il bel videoclip) o di altri potenziali singoli come l’avvolgente e groovy “This Is The Day” o la carismatica e magnetica “Peaceful”, piuttosto che l’infinita dolcezza di momenti quali la cullante opener in divenire “Scars”, la suadente “Phantom Theatre”, la sottile “Seagulls Choir” o la malinconica “Petals”. Raccontare un disco che parla dritto ai cuori più sensibili ed appassionati con simile trasporto e pathos rischia di essere solo un mero esercizio di stile a livello di scrittura, e forse sottolineare la caratura di una gemma rara come “27”, col suo vibrante crescendo emozionale ed i suoi spunti elettronici ‘psicoattivi’, basta e avanza per evidenziare come un lavoro di cotanto spessore (racchiuso nella fatidica ed ottima confezione cartonata che è il marchio di fabbrica di casa KrysaliSound) non possa assolutamente mancare nelle collezioni di chi ama profondamente la bellezza dell’arte musicale, a prescindere dallo stile o dagli strumenti impiegati. La terza pietra preziosa di una discografia che è destinata a diventare un maestoso diadema, pronto ad essere completato da quella gemma di caratura eccezionale che sarà il definitivo capolavoro dei Revglow, per il quale è solo questione di tempo: presto o tardi un ‘momentum’ compositivo ancor più alto ed eccezionale arriverà per il duo, e noi saremo lì a bearcene.”

Link recensione

Music Won’t Save You – Recensione SPT

Recensione a cura di Raffaello Russo:

“Fedele alla fascinazione per le continue trasformazioni suggellata fin dal nome prescelto per la sua etichetta KrysaliSound, in “Sound Post Tension” Francis M. Gri segna un ulteriore stadio evolutivo del progetto Revglow, che da ormai un lustro vede le sue composizioni elettroniche diventare canzoni, completate dalla suadente voce femminile di Lilium.

L’evoluzione nel segno della continuità di Revglow trova nei nuovi brani una dimensione più morbida e sinuosa, per certi versi più prossima alle solitarie esplorazioni di Gri, frutto di un parziale scostamento dalle cadenze vagamente trip-hop di “Liquid Pearls” e anche dalle tentazioni electro-pop dell’ultimo “9th Chrysalis”…….” continua qui…

GRAZIE!!!!

Stordisco – Recensione SPT

Prima recensione di “Sound Post Tension” a cura del gentilissimo Angelo Montagano… Grazie infinite!!!!

“Avevamo lasciato i Revglow in forma di crisalide un paio di anni fa con l’eccellente “9th Chrysalis” (leggi qui la nostra recensione) e ce li ritroviamo ora, al termine di questo nuovissimo album Sound Post Tension, sottoforma di farfalla. Insomma il mio auspicio, messo a chiusura della recensione del secondo album, è diventato realtà E più che un semplice passaggio da crisalide a farfalla, ci troviamo davanti ad un concept composto, come dichiarano loro stessi nel comunicato stampa, da “dieci brani che racchiudono in sè il senso dell’evoluzione, il passaggio da cicatrice a farfalla, metafora della sofferenza umana volta alla ricerca di…” leggi qui il resto