“Maps of reason” in Ondarock

Il duo italo-americano dei Tropic Of Coldness, formatosi nel 2011 a Bruxelles, giunge nel 2019 al suo sesto album, confermandosi come punto di riferimento tra i progetti di soundscape ambientali più dilatati e meditativi. “Maps Of Reason” si pone nel solco degli album precedenti come un ambient senza scossoni, bensì fluido e rassicurante con loop e note di chitarra che si susseguono senza ansie o inquietudini. 
Non c’è timore, nella musica dei Tropic Of Coldness, ma solo ricerca di pace ed equilibrio, di spazi infiniti, di ipnosi meditativa e sogno, mai di incubo. L’obiettivo è quello di creare una musica per l’anima, un’anima in armonioso equilibrio col tutto. I riverberi di chitarra, i loop, i synth e le sovrapposizioni sono alla base della creatività del duo, che coniuga acustica e elettronica in modo meno cupo di album come “Unrelated Casualities” (2013).
La chitarra finale della title track (11 minuti), le saturazioni ipereteree di “The Loss Of Empathy” alternate a venti simili a canti lontani, gli equilibri statici di “The Beauty And The Meaning”, con nuovo finale di chitarra, e il field record delle onde marine di “Diving For Pearls” (il brano meno rassicurante) sono i momenti migliori di un Lp che conferma le doti dei Tropic Of Couldness, fedeli e rispettosi dei canoni dell’ambient più etereo.

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“Night’s Highest Noon” in Ondarock

La nuova proposta dell’etichetta italiana Krysali Sound è una tra le più anomale e ardite della sua lunga collezione. Il debutto del duo tedesco/polacco composto da Masaya Hijikata e Andrea Koch, a nome klās’tĭk, si allontana di molto dalle consuete sonorità ambient per addentrarsi in terreni che ricercano linguaggi musicali differenti. 
Gli elementi fondamentali sono sovrapposizioni vocali e ritmi percussivi su base elettronica e di archi. Un percorso tra antico e moderno in cui si è in contatto sia con la musica primitiva e le sonorità tribali (vedi Aktuala e Lino Capra Vaccina), sia con un drummingrapido e ultramoderno arricchito da voci aliene e cori sovrapposti figli del minimalismo. Ma un ulteriore fattore da tenere in considerazione, il meno noto ma probabilmente il più determinante, è quello vicino all’Oriente, la danza Butoh, danza contemporanea nata in Giappone negli anni 60. Il risultato finale è tutto sommato abbastanza omogeneo, con brani che spingono maggiormente in una direzione piuttosto che in un’altra. 
L’iniziale “Chauvet” che cita la famosa grotta, luogo dei primi esempi rimasti di arte preistorica, è un esempio di ritmi cangianti e canti sovraincisi entrambi al confine tra modernità e tribalismo, tra età della pietra e musica elettronica contemporanea. La title track “Night’s Highest Noon” è un inaudito collage di ritmi forsennati quasi breakcore, percussioni, basso, elettronica che si inseguono in un moto senza sosta, come per una perfetta colonna sonora dei balli psicotici Butoh. “Delle marianne” è ben più classico (i primi secondi ricordano vagamente il “Requiem” di Mozart) e approfondisce tematiche ambient/minimaliste à-la Philip Glass con voce e archi per cercare atmosfere allo stesso tempo oscure e vitali. “Regina Coeli” abbandona ogni aspetto antico per farci ritrovare in un tribalismo ultrafuturista, con versi di alieni e synth impazziti. 
Il complesso caleidoscopio di suoni e colori del progetto Klās’tĭk non puo certo lasciare indifferenti. Il rischio di non far coesistere in modo adeguato le tante idee e riproporre un mero collage era molto alto, ma è stato fortunatamente scongiurato.

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Ondarock – Recensione SPT

A cura di Gianluca Polverari:

“In un’epoca in cui lo sport preferito di certa critica musicale e di certo pubblico è quello della caccia al disco da demolire e al personaggio di successo da massacrare, piace al contrario anche la volontà di trovare nel mondo delle sette note la bellezza. Tale elemento, in un’epoca buia come questa, è ciò che può curare, salvare, commuovere, addolcire e, perché no, rendere anche più lucidi nei confronti del reale. Merita quindi un elogio in tal senso la terza opera dei Revglow, duo lombardo che vede insieme la coinvolgente vocalist Lilium assieme a Francis M.Gri (chitarre, tastiere ed effetti), autore anche di lavori in solo.
Se i precedenti due dischi “Liquid Pearls” e “9th Chrysalis” erano bozzoli di romantico dream-pop imparentato con il trip-hop sulla scia dei più dilatati Lamb, ora il nuovo “Sound Post Tension” è una splendida farfalla che spicca il volo con tutta la sua eleganza e melanconica poesia.
Le dieci tracce, che si concludono proprio con “Butterfly”, sono un romantico percorso che accentua i lati wave e post-rock del gruppo, trovando similitudini, nello spirito espressivo, con quel decadente lavoro di languida emozione che fu “Hex” dei Bark Psychosis.
Le atmosfere notturne evocano riflessioni e pensieri mentre si guarda la città desolata con le sue luci da un piano alto di un grattacielo a vetri, immagini e sensazioni ottenute grazie a suoni sintetici che si uniscono a delicate note di piano, chitarra in flanger e una interpretazione vocale sincera e appassionata, che trasmette grande pathos, secondo la lezione della scuola 4AD anni 80.
“Sound Post Tension” è un lavoro tanto etereo quanto carnale, tanto spirituale quanto erotico, che pulsa di delicate tessiture molto articolate negli arrangiamenti e che rivela i Revglow come un progetto del tutto maturo dal quale aspettarsi ulteriori grandi produzioni.”

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