KS30 – Hirotaka Shirotsubaki “Last Goodbye”

I’m pleased to close the year with an artist that I personally contacted for publishing with KrysaliSound after having listened to his album “Wet Petals” released by Naviar Records.
Hirotaka Shirotsubaki is a Kobe-based musician that uses sampled guitars to create dreamy landscapes and emotional textures moving the listener in a quiet and safe inner dwelling. I am proud to present his new album “Last Goodbye” available in KrysaliSound’s catalogue starting from December 9. About the album Hirotaka says:

“In Japan, the era called “Heisei” will end this year. My life was with this “Heisei” era. In order to live a new era with one break at the end of this era while I am alive, I have decided the title of this album to be “last goodbye” with a determination of parting. The 6 tracks that make up this album have my memory fragments scattered around.”

  • Performed and recorded in Kobe between April and October 2018
  • Mastering by Francis M. Gri in 2018
  • Available in digital format and in KS Digifile from December 9, 2018

KS29 – øjeRum “The Forest Is Sleeping Within The Trees”

The Forest Is Sleeping Within The Trees, original released by Scissor Tail Editions in 2015, is the third work of the Danish Paw Grabowski reissued by KrysaliSound with a new mastering sound.
Divided in six parts, piano and pump organ walk together in a sort of spiritual research and in a deep combination of human desolation, devotion and fragility. With his wide catalogue øjeRum confirms to be an artist with a rare sensibility. The Forest Is Sleeping Within The Trees is a stunning release for fans of William Basinski and all the minimalist genre.

Available in digital format and in KS Digifile from November 16, 2018

“Night’s Highest Noon” in Ondarock

La nuova proposta dell’etichetta italiana Krysali Sound è una tra le più anomale e ardite della sua lunga collezione. Il debutto del duo tedesco/polacco composto da Masaya Hijikata e Andrea Koch, a nome klās’tĭk, si allontana di molto dalle consuete sonorità ambient per addentrarsi in terreni che ricercano linguaggi musicali differenti. 
Gli elementi fondamentali sono sovrapposizioni vocali e ritmi percussivi su base elettronica e di archi. Un percorso tra antico e moderno in cui si è in contatto sia con la musica primitiva e le sonorità tribali (vedi Aktuala e Lino Capra Vaccina), sia con un drummingrapido e ultramoderno arricchito da voci aliene e cori sovrapposti figli del minimalismo. Ma un ulteriore fattore da tenere in considerazione, il meno noto ma probabilmente il più determinante, è quello vicino all’Oriente, la danza Butoh, danza contemporanea nata in Giappone negli anni 60. Il risultato finale è tutto sommato abbastanza omogeneo, con brani che spingono maggiormente in una direzione piuttosto che in un’altra. 
L’iniziale “Chauvet” che cita la famosa grotta, luogo dei primi esempi rimasti di arte preistorica, è un esempio di ritmi cangianti e canti sovraincisi entrambi al confine tra modernità e tribalismo, tra età della pietra e musica elettronica contemporanea. La title track “Night’s Highest Noon” è un inaudito collage di ritmi forsennati quasi breakcore, percussioni, basso, elettronica che si inseguono in un moto senza sosta, come per una perfetta colonna sonora dei balli psicotici Butoh. “Delle marianne” è ben più classico (i primi secondi ricordano vagamente il “Requiem” di Mozart) e approfondisce tematiche ambient/minimaliste à-la Philip Glass con voce e archi per cercare atmosfere allo stesso tempo oscure e vitali. “Regina Coeli” abbandona ogni aspetto antico per farci ritrovare in un tribalismo ultrafuturista, con versi di alieni e synth impazziti. 
Il complesso caleidoscopio di suoni e colori del progetto Klās’tĭk non puo certo lasciare indifferenti. Il rischio di non far coesistere in modo adeguato le tante idee e riproporre un mero collage era molto alto, ma è stato fortunatamente scongiurato.

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“He remembers….” in EtherREAL

øjeRum est avant tout graphiste, mais il compose régulièrement depuis 2013. C’est justement en décembre 2013 que le Danois composa cet album, une de ses premières productions, initialement autoproduit, puis édité en 2015 par le label Cabin Floor Esoterica, et réédité donc début 2017 par KrysaliSound. Extrêmement productif depuis 2016, on peut retrouver son travail sur des labels tels que Eilean Rec.Midira Records ou encore Fluid Audio.

He Remembers There Were Gardens est un album simple, composé d’une pièce unique de 30mn. Cette durée est un peu imposée par un film célèbre, La Jetée de Chris Marker dont cette pièce se veut une bande son alternative. On est tout de suite captivé par cette musique qui se construit par de lents accords d’orgues, à la fois doux et lumineux, se prolongeant dans une résonance cristalline. On devine assez rapidement qu’il y aura assez peu de changement durant toute la durée de cette pièce dont les nappes évoquent facilement le va et vient des vagues sur la jetée.
On est parfois surpris par quelques bruitages au second plan, comme s’il s’agissait d’une captation live, dans une église, avec parfois le craquement du bois d’un banc.

La musique se fait toutefois assez variée, changeant régulièrement de tempo, restant scotché sur une même note répétée avec régularité, puis passant à une autre qui subira plus ou moins le même traitement, fluide et glissant vers une autre tonalité. On sera séduit par quelques irrégularités, l’impression de reprises et relances, comme des hésitations, un aspect imprévisible qui donne à cette musique une certaine chaleur.
On ne peut que se laisser bercer par cet album, tant par le choix des sonorités que par le tempo, comme une respiration quand, sur la fin, le jeu boucle sur deux notes, comme s’il s’agissait d’une inspiration et expiration qui ralentiront doucement sur les dernières minutes.

Simple et beau, une musique discrète, pure ambient donc, que l’on pourrait écouter en boucle, sans se lasser.

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“Night’s highest noon” in SoWhat

Un ideale punto di connessione tra una visceralità primordiale e l’evanescente consistenza di un futuro incerto realizzato attraverso una roboante sequenza di ruvide spirali irregolari. È dalla ricerca di un nuovo lessico risonante che trae origine il primo capitolo collaborativo che vede insieme Masaya Hijikata e Andrea Koch sotto la sigla klās’tĭk, progetto sperimentale incentrato su un fitto incontro/scontro tra trame ritmiche e insondabili modulazioni vocali.

È un universo crepitante, fortemente decostruito, ad emergere dalla congiunzione sinergica degli elementi in gioco, uno spazio sonoro che vede voce e pulsazioni avvolgersi in complessi tracciati dissonanti permeati da una persistente aura solenne. Ricorrenti scie sintetiche si insinuano in questo serrato dialogo fungendo da ulteriore collante capace di conferire densità ai differenti flussi, strutturati seguendo progressioni estremamente convulse e pirotecniche che a tratti convergono verso andamenti ipnotici da nenia fino a divenire allucinato mare di placide frequenze cullanti.

Un lavoro fortemente evocativo, ma sicuramente di non semplice assimilazione che si pone l’obiettivo di individuare le prime tracce di nuove possibili strade da percorrere. Un’esplorazione stimolante.

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KS28 Available now

klās’tĭk “Night’s Highest Noon” is now available in store in digital format and digifile cd packaging.

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“Night’s Highest Noon” is the debut of duo klās’tĭk based in Berlin/Warsaw. This full-length is the result of two years in studio recording where wordless vocals and drums communicate with each other looking for a new musical language. There is something ancestral in this concept that struck me immediately, something that transported me to the origin of the human being. However, on the other hand, thanks to the use of electronic elements, the architectures of these eight tracks look to the future in a perfect and complex whole.
Masaya Hijikata and Andrea Koch created a unique universe in which it is possible to feel a kaleidoscope of emotions that will hardly leave indifferent.

Krysalisound

“Untitled_VNZ” in Ondarock

Condensare, sintetizzare l’esperienza della città ma anche il “concetto” di Venezia: questo il senso della sigla VNZ nel nuovo “Untitled_” di Federico Dal Pozzo, che dopo il recente “TeVeT” prosegue la sua collaborazione con la Krysalisound di Francis M. Gri.

Elaborando in tempo reale varie sorgenti concrete e field recordings, l’autore realizza con mano sapiente e delicata – seppur decisamente poco ortodossa – un “concerto” acusmatico dedicato a questo scrigno di storia e tradizione, luogo dell’anima che sembra suonare autonomamente la propria sinfonia, “e non c’è mano grande abbastanza da voltare le pagine dello spartito”.

Non poteva essere altro che l’acqua, dunque, l’elemento primario di questa libera astrazione lagunare: stille d’acqua purissima sfiorano la superficie sonora, la accarezzano finché non passano gradatamente allo stato solido, tintinnando e propagando la loro eco tutt’intorno; le onde gentili delle manipolazioni elettroacustiche imitano fruscii di nastri e vecchi vinili; in secondo piano si ripetono i versi di una recitazione sconnessa, come frammenti sparsi di un già criptico monologo beckettiano; un’insistente nota di pianoforte insegue la propria scia in crescendo risonanti alla Charlemagne Palestine.

Al ventesimo minuto sembra chiudersi brevemente il sipario, ma con il reingresso le epifanie strumentali divengono più costanti, benché ugualmente sfuggenti. Si odono i rintocchi di un campanile in lontananza, laddove in superficie acute scie elettroniche vorticano lentamente, fluttuando su un asse verticale lungo tutta la gamma delle altezze.

Superata abbondantemente la mezz’ora, l’atmosfera in prevalenza tonale fa spazio ad aspri ronzii statici in stereofonia, come di vecchi schermi catodici cui non rimane altro che un muto dialogo tra simili – e non è forse vero che quel flusso continuo di sfrigolanti linee bianco-nere somiglia allo scrosciare indisturbato di un fiume in piena?

In questo stesso solco giunge a compimento l’opera, con un finale che stende una sottile patina di rumore bianco, sgomberando il campo da qualunque stralcio descrittivo evocato in precedenza. L’intero excursus finisce col somigliare a un processo di rimozione, anziché a una nostalgica mappatura sonora della città in cui Dal Pozzo è nato: il suo “Untitled”, semmai, raduna impulsi inconsci entro un paesaggio troppo annebbiato e opaco per lasciarci vedere la cartolina di una Serenissima che, in ogni caso, non si può più definire tale. Di quel paradigma romantico, dell’eleganza e prestigio che avrebbe voluto tramandare in eterno, resta oggi soltanto un’ombra.

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KS27 – FEDERICO DAL POZZO Untitled_VNZ (ALBUM PREVIEW + VIDEO)

“Untitled_VNZ” is an acousmatic concert dedicated to Venice and its sound. A sound that vibrates of water, stone, re, metal , all of which in a continuous movement of sensorial and mnemonic evolution. Time becomes water that collects re exes of our hearing and later absorbing to design a story of echo in new notions of forms. An orchestrated composition from the city’s topology, a city that makes one think of music papers in a continuously played music: the scores come together like sea waves, the pentagram bars are canals with its numerous “legato” of bridges, of high churches windows, and let’s not forget the violins on the edge on the gondolas. Its Music is bigger than the orchestra, and there is no hand big enough to ip the score sheet.

RELEASE DATE: 24.06.18