“KrysaliSound Showcase” in Zero Milano

Federico Sardo parla dell’evento sul sito Zero Milano:

“Abbiamo imparato a conoscere la rassegna Plunge per il suo gusto raffinato e per i musicisti che hanno portato in spazi come Ligera e Masada, per poi vederli coinvolti anche in rassegne importanti come Inner_Spaces al Centro Culturale San Fedele. Ma i tre amici (Gabriele, Matteo e Michele) non abbandonano i vecchi amori, e questa sera organizzano una serata nel bel circolo di via Espinasse, che nell’ultimo anno si è anche dotato di un nuovo e migliore impianto audio. In questo caso i fondatori di Plunge si uniscono a un’altra bella realtà italiana attiva nel campo della musica sperimentale, che è quella dell’etichetta Krysalisound, per proporre uno showcase a loro dedicato: si alterneranno sul palco Lyef, Giulio Aldinucci, Drawing Virtual Gardens (progetto solista di David Gutman dei Tropic of Coldness) e il duo Galati/Mosconi. Una scorpacciata per gli amanti delle sonorità eteree e ambientali, in bilico tra acustica e elettronica, che caratterizzano il catalogo della label. Proposte suggestive che siamo certi potranno essere apprezzate anche da chi ancora non conosce il loro lavoro.”

https://zero.eu/eventi/71733-krysalisound-showcase,milano/

“He remembers there were gardens” in Music won’t save you

L’isolazionismo creativo di Paw Grabowski, puntualmente tradotto in una significativa mole di uscite da autentico “outsider” sotto l’alias øjeRum, sta per fortuna trovando sempre più spesso canali di diffusione più ampi rispetto alle abituali autoproduzioni e ai nastri a tiratura limitata.

Capita così che l’etichetta italiana KrysaliSound, che negli ultimi tempi sta espandendo il proprio catalogo oltre le produzioni del suo ideatore Francis M. Gri, riproponga in versione digitale e rimasterizzata una lunga composizione per organo dell’artista danese, originariamente pubblicata nel 2015 nell’immancabile formato di cassetta. “He Remembers There Were Gardens” è il frutto di un esperimento di sonorizzazione condotto da Grabowski sulla scia dell’ispirazione del cortometraggio fotografico “La jetée” (1964).

L’ambientazione post-atomica di quella pellicola sperimentale trova pieno corrispettivo nell’andamento della mezz’ora scarsa della traccia, interamente incentrata su iterazioni di frequenze organiche. La loro incessante variazione di intensità e lunghezza disegna dapprima una sorta di crescendo di tensione, ripiegando poi gradualmente alla dimensione di impulsi sempre più brevi e bassi, che incarnano fedelmente i caratteri visionari di un suono tanto integrato con le immagini da divenire un surreale doppio livello narrativo.

Link