From Music Blog “Crampi2”

Avevamo lasciato Francis M. Gri con “9th Crysalis”, affascinante primo lavoro per per il progetto Revglow; lo ritroviamo ora per questa nuova avventura solista, nel segno di quell’impronta sperimentale che ne ha sempre caratterizzato lo stile.
La città dei sognatori fantasma: quella che, nel breve racconto che allegato al disco lo introduce, è quella in cui il protagonista si ritrova a girare; una città improvvisamente abbandonata da tutti, alla ricerca di un modo di ‘un’altra vita’, come canterebbe Battiato.
Nove tracce, interamente strumentali, nel segno di un’efficace mix di acustica ed elettronica pronto di volta in volta a cambiare veste: da avvolgenti battiti ipnotici a tessiture chitarristiche dalla consistenza setosa, da rarefazioni che sfiorano l’ambient a momenti all’insegna di una saturazione che rasenta lo shoegaze, da suggestioni sognanti ad accennate derive psichedeliche, fino a parentesi in cui a prendere le redini della situazione è un piano dai tratti impressionisti.
Un viaggio che affascina, a tratti seduce, spesso avvolge l’ascoltatore in modo quasi rassicurante, per un disco efficace in cui Francis M. Gri mostra nuovamente di avere parecchie frecce ancora da scoccare.

Rockerilla

Recensione scritta da Mirco Salvadori e pubblicata sul numero di dicembre di Rockerilla:

“Quello di Francis M Gri è un lavoro che ben sarebbe figurato tra le uscite discografiche 4AD dei tempi d’oro. Prendo un nome a caso, i Dif Juz e non perchè le sonorità siano le stesse, anche se in qualche passaggio arrivano echi, ma perchè all’interno di Ghost Dreamers Towns si respira aria di libertà musicale, la stessa che si respirava ascoltando Alan Curtis & Co. in un periodo nel quale le regole dettate dalla moda darkeggiante erano estremamente rigide. Nel suo ultimo lavoro l’ex ‘All My Faith Lost’ libera la sua espressività e riesce ad andare oltre le semplici etichettature creando contenuti sonori di indubbia bellezza. Suoni in bilico tra l’introspezione ed una visionarietà romantica che ha deciso di uscire dalla penombra per mostrare la sua reale natura fatta di cemento, nebbia, vie deserte abitate esclusivamente da fantasmi che ancora sanno sognare. Un luogo di quiete dove riunire tutti le proprie sensazioni trasformandole in suoni che profumano di ricordi mai totalmente dimenticati. ‘Quiet Place’ lì dove i Breathless incontrano i Cure in un tiepido pomeriggio autunnale del 2012. ‘Urban Passengers’, un volo barocco ammantato di elettronica. ‘Gloom’, dialogo senza pari tra chitarra e pianoforte. ‘Run Escape’, degno del miglior Vini Reilly. DISCO DI IMPAREGGIABILE E DELICATA BELTA’.”

Grazie di cuore!