“Apart” in Beach Sloth

Francis M. Gri sculpts disorienting yet beautiful worlds of drone on the dazzling “Apart”. With one foot in the real world and the other firmly planted in the surreal, the way the two elements interact results in an aural universe that rushes by with such grace. Melodies rest deep in the soulful textures, as the usage of guitar punctuates the pieces giving them a summery lightness. Beside the drone there are classical framing devices which help to further emphasize the joyful spirit that seems to imbue itself deep inside every piece.

Tactile guitar work opens the album up with “In This Room”. From such small moments, the song gradually builds up into a blissful world, one which seemingly is without end. With each reiteration of the sound everything grows larger, as if Francis M. Gri is constantly uncovering new lands to explore. By far the highlight of the album the loveliness of the track is obvious, in how Francis M. Gri lets space and the sprawling size of the song add to its mysterious otherworldly aura. At first quite tense but gradually coming into something serene is the glowing work of “Hidden Reflections”. Over the course of this piece the way Francis M. Gri draws from so many instruments gives it a colorful spirit. Ending things on a heavenly note is the infinitely soothing waves of “Last”.

With “Apart” Francis M. Gri crafts something so tender, so full of life and hope.

Link

“Segmenti” in Rockerilla

Due anime si sono incontrate lungo lo stesso cammino, due diverse espressioni del medesimo sentire. L’una tendente alla dissociazione e conseguente ricostruzione di un suono altro dall’originale, al tempo stesso nuovo e intensamente antico. L’altra da sempre legata ad un percorso intimamente riconoscibile, lento nel suo progredire attraverso gli anni, un suono che ha saputo raggiungere pienezza e lievità commoventi. Aldinucci e M. Gri si sono incontrati ed hanno prodotto una delle migliori releases dell’anno. Il sound artist senese ha fatto un passo indietro abbandonandosi nuovamente alla purezza della melodia, accolta e abbracciata da M. Gri con altrettanta silenziosa e dolcissima virulenza. IPNOTICO MAGMA

“Segmenti” in Ondarock

Nuova collaborazione in casa KrisaliSound, stavolta tra Francis M. Gri – creatore dell’ottima etichetta italiana – e Giulio Aldinucci, due musicisti che abbiamo imparato ad apprezzare in svariate occasioni negli anni recenti, entrambi protagonisti di un 2016 incredibilmente ricco di soddisfazioni e di ottimi album (“Flow”, “Thisorder” e “Introspections” per Francis M. Gri, “Agoraphobia” e “Goccia” per Giulio Aldinucci).

“Segmenti” trova un punto d’incontro tra le precedenti esperienze dei due musicisti; le ricerche ambient con sovrapposizioni vocali, le melodie sussurrate e la continua ricerca di una spiritualità di Francis M. Gri si coniugano alla maggiore imponenza delle costruzioni sonore di Aldinucci, a quei muri elettronici fluidi ma impenetrabili, a volte persino carichi di un certo senso di magico e misterioso. È come se spiritualità ed esoterismo si incontrassero, come se la ricerca di pace e l’inquietudine esistenziale si scontrassero nel tentativo di trovare una sintesi.

Punto altissimo di “Segmenti” è il brano iniziale “Faglie”, quattordici minuti di sogni e speranze, di visioni celesti che trovano dopo il minuto 4.40 il culmine sublime dell’album (dove la parola sublime assume i connotati della pittura romantica di Caspar David Friedrich o William Turner). I cori femminili della straordinaria cantante Lilium e le note di un piano filtrato trovano una sintesi che rende quei minuti trascendentali e ipnotici, quasi provenienti da suoni non appartenenti a questo mondo. Se per adesso l’anima di Francis M. Gri è più presente, nei brani successivi sembra che Aldinucci prenda il sopravvento, come in un crescendo impetuoso e continuo dalla spiritualità all’inquietudine. 
La breve “Remnants” è costruita su synth e piano, ma la strada continua perigliosa con i successivi “Magma”, inizialmente quasi cageana nelle sue poche note di piano per poi essere sommersa da venti elettronici e da impalpabili chitarre. L’imponenza aumenta sempre più sino ad “Anchor”, che fa coesistere magniloquenza e fragilità, e i nuovi quattordici minuti della finale “Divisi”, cinematica nell’incedere, a tratti caotica e persino intimorente nella sua potenza, che si conclude in un finale etereo e poetico; l’elemento spirituale, non religioso, che aveva dato l’abbrivio a “Segmenti” prende il sopravvento e ci porta per mano alla fine del viaggio.
Link

“Segmenti” in Fluid Radio

‘Segmenti” starts well… a wind tunnel of drone life in lieu to the swirls of atmosphere on ‘Faglie’. Enter choral singing in this networking site, a bubble of conditional bucolic behaviour that paradoxes anhedonia (the inability to experience pleasure). ‘Segmenti’ is an LP of drone-fugue, a ligonier point beyond sacred realms where repetition and oblivion can play equal hands with mirth and absolution. The angelic harmonies lift everything above dirge-y vinyl platter, and for this reason the record succeeds in its instrumental leverage as a beacon for the wounded. Dreamy textures pad out the soundscapes, and like ‘Colonne Di Fumo’ by Federico Mosconi before it, sound waves are therapeutic.Texturally, plenty evolves through anti-destruction swirls. It could hence be argued swirling textures are a bedrock of ambient music when things are going good. Closing piece ‘Divisi’ is a generative swirl with a will ‘o the wisp chant wit, an allegory of stretched out phonetic alliteration that layers over each note like a blanket for a newborn infant. In this descriptive nature, the album is probably the most child and adolescent-friendly ambient record by the KrysaliSound label for some time… their last few were darker than this in general, more nascent, hazy experiences. Given room to stretch out in less cluster and more monolith behaviour in relation to linear and cosine drones, we have this, a fine album.

Highly recommended music, a joy to listen to, ‘Segmenti’ is felt in the chest when it climaxes and ebbs away. And although the music is powerful, it is never too powerful on your mental operating system. It’s quite contemplative, too. Like the best contemplation, there is a constant glimmer of hope offset by austerity natural in neutrality. The sound feels noble, feels likeable, instantly. You enter the ‘Segmenti… you enter infinity.

Link

“Colonne di fumo” in Fardrock

Etichetta: Krysalisound Tracce: 8 – Durata: 51:00 Genere: Elettronica, Ambient Sito: Facebook – Krysalisound Voto: 8/10 Federico Mosconi è un chitarrista che, col suo strumento, si muove in ambiti diversissimi (dal barocco al pop) riuscendo nell’arduo e nobile compito di apparire sempre riconoscibile. Appassionato di sound design e di elettronica, con la chitarra si spinge spesso […]

via Federico Mosconi | Colonne di fumo — FARDROCK

“Federico Mosconi è un chitarrista che, col suo strumento, si muove in ambiti diversissimi  (dal barocco al pop) riuscendo nell’arduo e nobile compito di apparire sempre riconoscibile.

Appassionato di sound design e di elettronica, con la chitarra si spinge spesso nei meandri della sperimentazione, snaturalizzando le sonorità originali delle sei corde in favore di lavori di evocativo splendore.
Così le otto tracce del suo nuovo Colonne di fumo si muovono lievi richiamando, proprio come il titolo suggerisce, i disegni improvvisi e incontrollabili concepiti dal fumo quando si espande in riccioli, anelli, fitte nebbie o colonne, diventando autore inconsapevole di un universo impalpabile che ambisce a ricollocare l’anima nei ripostigli più rassicuranti, quand’anche attraversati da una apparente inquietudine.
I brani hanno titoli evocativi, tra l’onirico e lo specifico tecnico, e richiamano l’attenzione sul tempo e il suo valore (Il tempo regalato), sulle tecniche di composizione (Basso continuo con respiro) fino a momenti di autobiografia (La voce di un ricordo che si allontana).
Mosconi sperimenta a azzarda ma non si allontana mai dalla sua natura di musicista e sebbene appaiano sorrette da lievi aneliti di suono, le tracce del suo nuovo disco hanno la capacità di trasportarci in un mondo coinvolgente e talvolta organico nel quale ci si immerge con naturalezza.
Concedendo sensazioni nuove ad ogni ascolto, il disco dispensa privilegi emotivi sempre diversi che, proprio come succede alle forme astratte del fumo, cambiano consistenza per adeguarsi ai respiri e alle mutazioni delle nostre vite.”

“Colonne di fumo” & “He remembers…” in Rockerilla

FEDERICO MOSCONI – Colonne di Fumo

La scelta che ci si pone è difficile. Detta in parole povere, bisogna decidere se ascoltare ancora sonorità ambient o lasciar perdere un mondo che con difficoltà dona qualche nuova vibrazione all’ascolto. Parole dure, me ne rendo conto. Pensieri che filtrano perentori ogni volta si ascolta del suono profumato d’ambiente. Domanda difficile, dicevo prima, ancor più complicata quando a portela è una nuova release che contiene otto tracce di dilatata bellezza cosmica e perfetto equilibrio stilistico. Mosconi sa bene come creare benessere ed attrarre l’ascoltatore. Lasciamo le decisioni attendere, mentre le colonne di fumo silenziose raggiungono il cielo assieme al nostro ascolto. IM-POSSIBILI RINUNCE.
Mirco Salvadori

________________________________________________________________________________

OJERUM – He remembers there were gardens

La Jetée è un visionario cortometraggio del 1962, firmato da Christian Bouche-Villeneuve in arte Chris Marker. Attraverso le foto che compongono il suo procedere viene raccontato un futuro post-atomico nel quale si sviluppa una sorta di viaggio temporale usato più volte dal protagonista per incontrare una misteriosa sconosciuta. Una storia che ha ispirato il visual artist danese Paw Grabowski o meglio, il lato sonoro della sua personalità che prende il nome di ojeRum. Una suite di 30 minuti che si dipana lenta, nel continuo iterare di poche note d’organo che saturano l’ambiente con tenace e onirica presenza sintetica. In viaggio oltre una realtà sospesa, ancora sconosciuta, forse inesistente. PARTENZE.
Mirco Salvadori

“Segmenti” in SoWhat

Spirali emozionali impetuose che emergono dirompenti da uno stagnante mare di inquietudine. Segnato dai tragici eventi della storia recente, l’incontro tra Giulio Aldinucci Francis M. Gri è pervaso da un senso di costante e profondo turbamento che pervade nella quasi sua interezza i quasi cinquanta minuti di “Segmenti”.

Liquidi fondali all’insegna di una glaciale solitudine e luminosi intrecci melodici si incrociano ricorrentemente concretizzandosi  in trame elettroacustiche che malgrado una ruvida e costante cupezza di fondo riescono a trovare inattese ed ariose aperture che ne stemperano il tono imperante.

Un soffio oscuro e minaccioso lentamente si dilata in riverberanti modulazioni,  sulle quali si adagia una flebile e dolente linea vocale (“Faglie”) che conduce gradualmente verso dissonanti e metalliche frequenze improvvisamente interrotte da una sinuosa deriva meditativa attraverso ricordi di un passato perduto (“Remnants”). Da qui si giunge ad un materico e veemente crescendo striato da sognanti stille chitarristiche (“Magma”) la cui ruvidezza si riversa in enfatiche persistenze dalle quali provano invano a liberarsi armoniose e naturalistiche riprese ambientali (“Anchor”) prima di stemperarsi nel plumbeo flusso dall’incedere ipnotico ed inesorabile che conduce alla conclusiva quiete (“Divisi”).

È nella complessa e continua alternanza tra toni contrastanti che si sprigiona la forza di questa interessante sintesi tra gli universi affascinanti di due talentuosi plasmatori di paesaggi sonori.

Link