Shiver

Francis M. Gri è un artista friulano che ha all’attivo progetti come la band di matrice darkeggiante All My Faith Lost e i Revglow, un duo con la vocalist milanese Lilium. Questo progetto solista rielabora e ripropone, in maniera evoluta, il sound al quale il nostro si ispira da sempre, quelle tonalità cupe e tribali che hanno contraddistinto i suoi esordi, e Francis M. Gri lo fa con la maestria di un musicista esperto.
Come riporta il sito dell’etichetta da lui stesso gestita, la Krysalisound, questo Ghost Dreamers Town è la prima parte della colonna sonora di una storia divisa in più parti; infatti i brani che lo compongono si dipanano lentamente, più discreti e da sottofondo quando sembrano fare da cornice a parole immaginarie, più intensi ed incisivi, quando sottolineano azioni e visioni più intense. L’album è totalmente strumentale, il nostro abbandona il misticismo dark e si diverte a comporre lunghi brani con accenti a volte tribali, a volte più electro-ambient. La direzione è un po’ quella tracciata da band quali Sigur Ros, dove la musica mira principalmente a creare un’atmosfera.
Sostanzialmente lo definirei un album molto curato ma anche molto cerebrale, dove nulla è lasciato al caso. Decidere di seguire Francis M. Gri implica la capacità di lasciarsi trasportare e una buona dose di fantasia, per ricreare, a proprio piacimento, i disegni che le note suggeriscono.

Ondarock

Recensione di Gianluca Polverari:

“In un’Italia sempre più avvilita dal contesto sociale e politico, che rende costantemente buio il quotidiano, in molti hanno abbandonato il sogno. Ma c’è anche chi lo difende strenuamente da coloro che vorrebbero calpestarlo e ucciderlo, e costui è il personaggio che caratterizza il racconto posto all’interno di “Ghost Dreamers Town”, l’album di Francis M. Gri.
A essere descritto non è il nostro consumato Stivale, ma un’ipotetica città K, vissuta da artisti in un clima di allegra creatività e frequentata tanto da turisti curiosi quanto da grigi businessmen in cerca di guadagni. Il protagonista è un giornalista del quotidiano locale che un giorno, il 18 settembre 2016, si trova a divenire unico testimone della fine di K, colpita da un disastro non meglio specificato, che l’ha resa una città-fantasma. Il paese dei sognatori non c’è più, ma in qualche modo può tornare a vivere e a essere tramandato grazie al giornalista che raccoglie nelle case, ormai vuote e silenziose, alcuni fogli lasciati dagli inquilini, che recitano frasi di rimpianto per qualcosa che avrebbero voluto realizzare e che è stato bruscamente interrotto. Ricongiungere i desideri decaduti di tante persone può riportare all’esistenza di K.
In questo caso, è l’arte che può sempre far destare qualcosa e Francis M. Gri si impegna egregiamente nello smuovere la sensibilità con musiche strumentali che sono una vera colonna sonora e appendice alle parole del testo, mentre di liriche non v’è traccia nelle nove esecuzioni musicali. Questi brani sono intensi strumentali che evocano scenari tra new wave e languido shoegaze, in un ipotetico incontro tra Durutti Column, Robin Guthrie e Harold Budd.
L’artista, che già è stato apprezzato con i suoi lavori più downtempo trip-hop nei Revglow e ambient-wave con Apart, si conferma un personaggio assai ispirato nel toccare quelle corde emozionali che lasciano proprio “sognare” a occhi aperti giocando con trame elettroniche che sono soffice tappeto per le delicate note effettate della chitarra e del piano.
Grazie a un’opera come “Ghost Dreamers Town”, qualche mattone per una nuova K finalmente ora è stato posto.”

Link: http://www.ondarock.it/recensioni/2012_francismgri_ghostdreamers.htm

Darkroom Magazine

Se nella scena nazionale c’è un artista che segue solo il proprio cuore, aprendolo realmente al resto del mondo attraverso le sue creazioni sonore, quello è Francis M. Gri, compositore e strumentista di rara sensibilità che abbiamo imparato a conoscere non solo per i suoi lontani trascorsi nella prima incarnazione degli splendidi All My Faith Lost…, ma anche e soprattutto per magnifici progetti come Apart e Revglow. Mai ligio ad alcun trend, né legato ad alcuna precisa corrente stilistica, il Nostro sa parlare dritto all’anima con le note, e poco importa se stia imbracciando una chitarra, piuttosto che pigiando sui tasti di un piano o di una tastiera, o – perché no? – di un PC… È (relativamente) facile comunicare attraverso parole che divengono canto; al contrario, non è da tutti mettere le proprie capacità al servizio di una espressività strumentale che sfocia nell’intimismo più profondo, in un viaggio vissuto sulle ali delle emozioni, delle sensazioni, di istantanee che si fissano nella mente senza più lasciarla, di ricordi che sbiadiscono ma non svaniscono… A differenza di Revglow (dove il contributo della singer Lilium è determinante) e di Apart (dove sopravvivono momenti in cui le vocals completano l’opera), non vi sono voci di alcun tipo ad animare le composizioni: solo quella interiore del suo creatore, che con le sue note intrecciate con estrema naturalezza esprime più di quanto mille parole saprebbero fare. Dopo il mini acustico “Home” del 2011, Francis sancisce la solidità della sua impresa solista con questa prima fatica sulla lunga distanza, legata a doppio filo al racconto breve incluso nella pregiata confezione digifile cartonata (destinata a diventare un marchio di fabbrica per la Krysalisound, a quanto pare), per un’esperienza da vivere simultaneamente sul piano uditivo e dalla prospettiva del lettore. Anziché abusare di etichette come ‘ambient’ ed associarle a diciture quali ‘dream’ o ‘shoegaze’, preferiamo raccontarvi di un suono squisitamente notturno, coi crismi della colonna sonora, raffinato negli arrangiamenti, suadente ed avvolgente nel suo incedere ben fornito di un groove tutto da gustare, eppure sempre così intimo, ipnotico, magnetico e sofficemente vibrante, arioso nel far librare melodie che toccano nel profondo e non si dimenticano… Trame che non possono lasciare indifferenti i cuori più sensibili, anche se in realtà nessuno dovrebbe rimanere impassibile di fronte ad autentiche gemme come la sospesa “Elements”, l’intensa “Connections” e la delicatissima carezza notturna “Blue Desert”… Francis dà forma compiuta alla sua Arte sonora come un pittore dipinge il suo quadro migliore o un poeta declama le sue liriche più appassionate, ed un disco come questo ha tutto quel che serve (compresa la qualità della resa sonora, che saggiamente non eccede in un perfezionismo che rischierebbe di limitare il pathos) per colpire chiunque sappia godere della bellezza di un suono che dipinge immagini e scenari con assoluta efficacia. Così come assolutamente efficace si rivela il doppio sforzo strumentale e letterario, che eleva un concept artistico tutto da scoprire ed assaporare volta dopo volta, lasciando che ispiri emozioni e visioni. Ed è quello che vi consigliamo di fare: lavori di cotanto spessore emotivo ed artistico non escono tutti i giorni.

Link:
http://www.darkroom-magazine.it/ita/108/Recensione.php?r=2521

From Music Blog “Crampi2”

Avevamo lasciato Francis M. Gri con “9th Crysalis”, affascinante primo lavoro per per il progetto Revglow; lo ritroviamo ora per questa nuova avventura solista, nel segno di quell’impronta sperimentale che ne ha sempre caratterizzato lo stile.
La città dei sognatori fantasma: quella che, nel breve racconto che allegato al disco lo introduce, è quella in cui il protagonista si ritrova a girare; una città improvvisamente abbandonata da tutti, alla ricerca di un modo di ‘un’altra vita’, come canterebbe Battiato.
Nove tracce, interamente strumentali, nel segno di un’efficace mix di acustica ed elettronica pronto di volta in volta a cambiare veste: da avvolgenti battiti ipnotici a tessiture chitarristiche dalla consistenza setosa, da rarefazioni che sfiorano l’ambient a momenti all’insegna di una saturazione che rasenta lo shoegaze, da suggestioni sognanti ad accennate derive psichedeliche, fino a parentesi in cui a prendere le redini della situazione è un piano dai tratti impressionisti.
Un viaggio che affascina, a tratti seduce, spesso avvolge l’ascoltatore in modo quasi rassicurante, per un disco efficace in cui Francis M. Gri mostra nuovamente di avere parecchie frecce ancora da scoccare.

Ghost Dreamers Town – Chapter 1

A little extract of the first chapter included in the KS Packaging of “Ghost Dreamers Town”.

Italian Version (Original)

“Tempo fa un vecchio signore raccontò ad un suo amico del satellite Titano descrivendo la pioggia di quel luogo lontano come una delle più belle meraviglie che la natura potesse regalare. Grazie alla sua atmosfera simile alla nostra ma più densa perché fatta di metano, disse, le gocce cadono a terra lentamente, perfettamente sferiche come perle liquide. Pioggia di mercurio pensai. Senza interessarmi del fatto che quel signore avesse potuto inventare ogni singola parola della storia rimasi talmente affascinato ed incantato da quella fotografia mentale che ancor oggi sogno di vivere prima o poi quello spettacolo travolgente….anche adesso che sono rimasto solo e, forse, l’ultimo sognatore di questo mondo. Le giornate ormai scorrono monotone e il senso del tempo non esiste più da quando anche l’orologio del campanile si é fermato. Tutto da quel giorno é immobile. Il calendario in cucina é fermo a quella data, paralizzato come me, nuvola senza vento che non vuole dimenticare. 18 settembre 2016. L’inizio di tutto. E la fine di tutto. Raccontare una storia nell’indifferenza mi conforta perché se ci fosse qualcuno ad ascoltare mi prenderebbe sicuramente per pazzo. Ormai la gente mi fa paura, preferisco il silenzio e la solitudine. Eppure una volta non era così… La persone erano in continuo movimento, un flusso ritmico di gente che usciva ed entrava da edifici di ogni dimensione ed età, la metropolitana spezzava in diagonale le armonie delle vecchie strade, rivoli di fumo uscivano dai camini delle timide abitazioni. File di case identiche descrivevano per centinaia di metri gli stessi gesti, come se l’ultima volesse in qualche modo imparare dalla prima, creando un gioco di rassicurante dilatazione. Ed in questo quadro dalle tinte seppia noi eravamo i passeggeri urbani, elementi unici che sapevano far risuonare la città in tutta la sua bellezza. Un pianoforte senza corde é muto e noi eravamo quelle corde. La Città dei Sognatori, così la chiamavano. “

English Version (Kindly translated by Lisa Moletta)

“Time ago an elderly man told his friend about the satellite Titanium, describing the rain in that faraday place as one of the most beautiful wonders that nature could give us. “Thanks to its atmosphere which is similar to ours but denser since it contains methane”, he said,” the perfectly spherical drops, like liquid pearls, fall slowly to the ground”. Drops of mercury, I thought. Without bothering whether the man could have invented every single word of the story, I was so fascinated and enchanted by the mental picture that I still dream of eventually experiencing that breathtaking show …even now that I’m alone and, perhaps, the last dreamer in this world. Now the days monotonously pass me by and the sense of time no longer exists ever since the bell tower clock stopped. Everything since that day has been motionless. The calendar in the kitchen still marks that day, paralyzed just like me, a cloud with no wind that just won’t forget. 18th September 2016. The beginning of it all. And the end of it all. Telling a story with a note of indifference comforts me because if someone had to listen to me they would surely think me crazy. At this point people scare me. I prefer silence and solitude. Yet it wasn’t so time ago… People were always on the go, a rhythmic flow of people who came and went from buildings of every shape, size and age. The subway would diagonally break the harmony of the old roads, streams of smoke would flow out of the chimneys of humble homes. Rows of identical houses would describe the same gestures for hundreds of metres, as though the last would want to learn from the first, thereby creating a reassuring game of expansion. And in this picture of various shades of grey we were the urban passengers, unique elements which knew how to make the city sound in all her beauty. A piano with no chords is soundless and we were the chords. The City of Dreamers, so they called it.”