Sigur Ros – Milano 19-02-2013

Quando la musica taglia in diagonale i generi.
I Sigur Ros sono sicuramente uno di quei gruppi e il concerto di ieri ne è l’esempio lampante. Iniziare a suonare rinchiusi in un acquario fatto di tele lasciando alle sole ombre ed ai giochi di luce accompagnare la loro musica non è da tutti. Poi il sipario sale e rimangono loro ed uno spettacolo visual da brivido.
Jonsi è uno di quei cantanti con il dono di cantare meglio dal vivo che da disco, ma è tutta la band a regalare emozioni e sogni con le loro canzoni supportati anche da un lavoro audio alla regia notevole ed impeccabile.
Rispetto al concerto all’Arena Civica di qualche anno fa il mood è meno arioso ma molto più intenso ed i brani proposti vanno da ( ) a Takk, Agaetis Byrjun, Valtari e il doppio Ep Hvarf / Heim. Da sottolineare una manciata di brani nuovi che lasciano immaginare ad un prossimo album più ritmato ed elettronico.
In due ore di musica hanno saputo essere emozionanti, onirici, psichedelici, rock, poeti e pittori…
La conclusiva traccia 8 di ( ) chiude il bis ed il concerto lasciandomi in bocca il gusto di uno dei concerti più belli tra tutti quelli visti nella mia vita. Stupendo.

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Shiver

Francis M. Gri è un artista friulano che ha all’attivo progetti come la band di matrice darkeggiante All My Faith Lost e i Revglow, un duo con la vocalist milanese Lilium. Questo progetto solista rielabora e ripropone, in maniera evoluta, il sound al quale il nostro si ispira da sempre, quelle tonalità cupe e tribali che hanno contraddistinto i suoi esordi, e Francis M. Gri lo fa con la maestria di un musicista esperto.
Come riporta il sito dell’etichetta da lui stesso gestita, la Krysalisound, questo Ghost Dreamers Town è la prima parte della colonna sonora di una storia divisa in più parti; infatti i brani che lo compongono si dipanano lentamente, più discreti e da sottofondo quando sembrano fare da cornice a parole immaginarie, più intensi ed incisivi, quando sottolineano azioni e visioni più intense. L’album è totalmente strumentale, il nostro abbandona il misticismo dark e si diverte a comporre lunghi brani con accenti a volte tribali, a volte più electro-ambient. La direzione è un po’ quella tracciata da band quali Sigur Ros, dove la musica mira principalmente a creare un’atmosfera.
Sostanzialmente lo definirei un album molto curato ma anche molto cerebrale, dove nulla è lasciato al caso. Decidere di seguire Francis M. Gri implica la capacità di lasciarsi trasportare e una buona dose di fantasia, per ricreare, a proprio piacimento, i disegni che le note suggeriscono.

Ondarock

Recensione di Gianluca Polverari:

“In un’Italia sempre più avvilita dal contesto sociale e politico, che rende costantemente buio il quotidiano, in molti hanno abbandonato il sogno. Ma c’è anche chi lo difende strenuamente da coloro che vorrebbero calpestarlo e ucciderlo, e costui è il personaggio che caratterizza il racconto posto all’interno di “Ghost Dreamers Town”, l’album di Francis M. Gri.
A essere descritto non è il nostro consumato Stivale, ma un’ipotetica città K, vissuta da artisti in un clima di allegra creatività e frequentata tanto da turisti curiosi quanto da grigi businessmen in cerca di guadagni. Il protagonista è un giornalista del quotidiano locale che un giorno, il 18 settembre 2016, si trova a divenire unico testimone della fine di K, colpita da un disastro non meglio specificato, che l’ha resa una città-fantasma. Il paese dei sognatori non c’è più, ma in qualche modo può tornare a vivere e a essere tramandato grazie al giornalista che raccoglie nelle case, ormai vuote e silenziose, alcuni fogli lasciati dagli inquilini, che recitano frasi di rimpianto per qualcosa che avrebbero voluto realizzare e che è stato bruscamente interrotto. Ricongiungere i desideri decaduti di tante persone può riportare all’esistenza di K.
In questo caso, è l’arte che può sempre far destare qualcosa e Francis M. Gri si impegna egregiamente nello smuovere la sensibilità con musiche strumentali che sono una vera colonna sonora e appendice alle parole del testo, mentre di liriche non v’è traccia nelle nove esecuzioni musicali. Questi brani sono intensi strumentali che evocano scenari tra new wave e languido shoegaze, in un ipotetico incontro tra Durutti Column, Robin Guthrie e Harold Budd.
L’artista, che già è stato apprezzato con i suoi lavori più downtempo trip-hop nei Revglow e ambient-wave con Apart, si conferma un personaggio assai ispirato nel toccare quelle corde emozionali che lasciano proprio “sognare” a occhi aperti giocando con trame elettroniche che sono soffice tappeto per le delicate note effettate della chitarra e del piano.
Grazie a un’opera come “Ghost Dreamers Town”, qualche mattone per una nuova K finalmente ora è stato posto.”

Link: http://www.ondarock.it/recensioni/2012_francismgri_ghostdreamers.htm