The concept of “Sound post Tension”

Può una cicatrice diventare farfalla?
La cicatrice è simbolo di dolore racchiuso in due punti, inizio e fine. Sound post è la parola anglosassone che da il nome alla parte vitale del violoncello che in italiano viene chiamato “anima”: l’anima del violoncello è un cilindro di legno che si appoggia tra tavola armonica e fondo dando il timbro, la voce, allo strumento. Il peso dell’anima si può misurare nella profondità dei nostri passi che affondano nella sabbia.
Guardo l’oceano avanzare e ritirarsi cancellando le impronte ed accarezzo il delicato silenzio della pace…il coro dei gabbiani colora l’orizzonte con pennellate di bianco, petali di libertà che cadono a terra senza lasciare segni. Non è questa la giornata perfetta per colorare il tuo spirito come hai sempre desiderato?
Stranieri figli di questo teatro fantasma camminano con in mano quadri bianchi, autoritratti sbiaditi del loro intimo senso di esistere. Vorrei vedere il mio, penso, ma sento comprimere il mio torace fatto di pochi respiri dorati…ed allora ascolto il mio corpo affondare. Millimetri che diventano centimetri, graduale assenza di gravità derisa dal cielo che non mi lascia dormire. Afferro con le mani i due lati opposti della mia anima ed ascolto il suono pulsare, melodie che volano come ansia che vuole trasformarsi da crisalide a farfalla. E in attesa dell’attimo tra esplosione e rinascita chiudo gli occhi e trattengo il respiro…

Leonard’s Lair Music Review

The KrysaliSound label is chiefly noteworthy not for its vast array of artists but the fact that all of its projects are helmed by one man, that artist being Francis M. Gri from Italy. The second album in his own name, ‘Ghost Dreamers Town’, appears to be an outlet for his ambient/post-rock direction but its subtly seductive charms ensure it is far deeper than any vanity affair.

‘Urban Passengers’ plays on repeated themes of steady electronic pulses, stately keyboard melodies and a general air of ennui. Levels of tension are gradually built up during the track’s nine minute length; making it a good appetiser for what is to follow. In contrast, the superb ‘Elements’ possesses a sense of urgency as soon as it begins; resembling a high speed train journey through European cities. There’s a lovely mix of piano keys and Cocteau Twins-like layers of etherealism on the graceful ‘Blue Desert’ and ‘Quiet Place’ does a decent job of recalling Joy Division’s ‘Atmosphere’ but most stunning of all is ‘Run Escape’ which bolts dreampop melody on to a relentless rhythmic undertow.

The tendency with instrumental albums is that they can drift in to aural wallpaper and by clocking in at just under an hour, this record was in danger of falling into that familiar trap. Fortunately for us, Gri’s journey through ‘Ghost Dreamers Town’ is a deliciously melodic, flowing set of pieces which evoke, relax and inspire in equal measure.

Link: http://leonardslair.wordpress.com/

revglow – 27

The new record “27” anticipates the forthcoming album Sound Post Tension. The album is still work in progress and probably will be released in the second half of 2013. We are working accurately to be proud of this third album and “27” can represent the symbol of the sounds we are looking for…Go further…

Sigur Ros – Milano 19-02-2013

Quando la musica taglia in diagonale i generi.
I Sigur Ros sono sicuramente uno di quei gruppi e il concerto di ieri ne è l’esempio lampante. Iniziare a suonare rinchiusi in un acquario fatto di tele lasciando alle sole ombre ed ai giochi di luce accompagnare la loro musica non è da tutti. Poi il sipario sale e rimangono loro ed uno spettacolo visual da brivido.
Jonsi è uno di quei cantanti con il dono di cantare meglio dal vivo che da disco, ma è tutta la band a regalare emozioni e sogni con le loro canzoni supportati anche da un lavoro audio alla regia notevole ed impeccabile.
Rispetto al concerto all’Arena Civica di qualche anno fa il mood è meno arioso ma molto più intenso ed i brani proposti vanno da ( ) a Takk, Agaetis Byrjun, Valtari e il doppio Ep Hvarf / Heim. Da sottolineare una manciata di brani nuovi che lasciano immaginare ad un prossimo album più ritmato ed elettronico.
In due ore di musica hanno saputo essere emozionanti, onirici, psichedelici, rock, poeti e pittori…
La conclusiva traccia 8 di ( ) chiude il bis ed il concerto lasciandomi in bocca il gusto di uno dei concerti più belli tra tutti quelli visti nella mia vita. Stupendo.

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Shiver

Francis M. Gri è un artista friulano che ha all’attivo progetti come la band di matrice darkeggiante All My Faith Lost e i Revglow, un duo con la vocalist milanese Lilium. Questo progetto solista rielabora e ripropone, in maniera evoluta, il sound al quale il nostro si ispira da sempre, quelle tonalità cupe e tribali che hanno contraddistinto i suoi esordi, e Francis M. Gri lo fa con la maestria di un musicista esperto.
Come riporta il sito dell’etichetta da lui stesso gestita, la Krysalisound, questo Ghost Dreamers Town è la prima parte della colonna sonora di una storia divisa in più parti; infatti i brani che lo compongono si dipanano lentamente, più discreti e da sottofondo quando sembrano fare da cornice a parole immaginarie, più intensi ed incisivi, quando sottolineano azioni e visioni più intense. L’album è totalmente strumentale, il nostro abbandona il misticismo dark e si diverte a comporre lunghi brani con accenti a volte tribali, a volte più electro-ambient. La direzione è un po’ quella tracciata da band quali Sigur Ros, dove la musica mira principalmente a creare un’atmosfera.
Sostanzialmente lo definirei un album molto curato ma anche molto cerebrale, dove nulla è lasciato al caso. Decidere di seguire Francis M. Gri implica la capacità di lasciarsi trasportare e una buona dose di fantasia, per ricreare, a proprio piacimento, i disegni che le note suggeriscono.

Ondarock

Recensione di Gianluca Polverari:

“In un’Italia sempre più avvilita dal contesto sociale e politico, che rende costantemente buio il quotidiano, in molti hanno abbandonato il sogno. Ma c’è anche chi lo difende strenuamente da coloro che vorrebbero calpestarlo e ucciderlo, e costui è il personaggio che caratterizza il racconto posto all’interno di “Ghost Dreamers Town”, l’album di Francis M. Gri.
A essere descritto non è il nostro consumato Stivale, ma un’ipotetica città K, vissuta da artisti in un clima di allegra creatività e frequentata tanto da turisti curiosi quanto da grigi businessmen in cerca di guadagni. Il protagonista è un giornalista del quotidiano locale che un giorno, il 18 settembre 2016, si trova a divenire unico testimone della fine di K, colpita da un disastro non meglio specificato, che l’ha resa una città-fantasma. Il paese dei sognatori non c’è più, ma in qualche modo può tornare a vivere e a essere tramandato grazie al giornalista che raccoglie nelle case, ormai vuote e silenziose, alcuni fogli lasciati dagli inquilini, che recitano frasi di rimpianto per qualcosa che avrebbero voluto realizzare e che è stato bruscamente interrotto. Ricongiungere i desideri decaduti di tante persone può riportare all’esistenza di K.
In questo caso, è l’arte che può sempre far destare qualcosa e Francis M. Gri si impegna egregiamente nello smuovere la sensibilità con musiche strumentali che sono una vera colonna sonora e appendice alle parole del testo, mentre di liriche non v’è traccia nelle nove esecuzioni musicali. Questi brani sono intensi strumentali che evocano scenari tra new wave e languido shoegaze, in un ipotetico incontro tra Durutti Column, Robin Guthrie e Harold Budd.
L’artista, che già è stato apprezzato con i suoi lavori più downtempo trip-hop nei Revglow e ambient-wave con Apart, si conferma un personaggio assai ispirato nel toccare quelle corde emozionali che lasciano proprio “sognare” a occhi aperti giocando con trame elettroniche che sono soffice tappeto per le delicate note effettate della chitarra e del piano.
Grazie a un’opera come “Ghost Dreamers Town”, qualche mattone per una nuova K finalmente ora è stato posto.”

Link: http://www.ondarock.it/recensioni/2012_francismgri_ghostdreamers.htm