“Flow” in Rockerilla

La colonna sonora per un film di struggente poesia metropolitana. Gri registra con il suo gesto artistico immagini caotiche, rumorose, veloci. Ferma su pellicola immaginaria la vita che scorre rapida attraverso il freddo abbraccio del cemento o si ripara dentro luoghi affollati. Lo fa usando un filtro flow, un trucco che permette di rallentare il respiro delle cose e pian piano iniziare a sottrarre, avvicinandosi il più possibile all’intimità di una visione che si esprime con la delicatezza e dolcezza di suoni appena accennati, loop avvolgenti, soluzioni digitali che traducono in suono le visioni eteree di una realtà volutamente trasformata, altrimenti difficile da affrontare. A QUIET HIDDEN PLACE.
Mirco Salvadori 

intervista: FRANCESCO GIANNICO — music won’t save you

Da poco reduce dalla pubblicazione dello splendido “Deepness“, Francesco Giannico racconta il proprio approccio a tutto tondo a una ricerca sonora che spazia dal soundscaping all’elettro-acustica, combinando una varietà di spunti e linguaggi musicali, che ne fanno senz’altro uno tra i più completi sperimentatori italiani. Nei tuoi lavori, field recordings e parti suonate convivono tra […]

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“Untitled_TeVeT” in Fluid Radio

Four words: turn the amp up. Or: get into correct sync. For this spectral music in ‘Untitled_Tevet’ is equally surrounding and diametrically huge. No surprises then that the subject matter is about a 380kg+ block of ice, an ice cube made of the most extreme resonances known to us niche listeners. Perhaps that’s a contradiction… surely big theme can mean ‘Emperor’s New Clothes’? Four word responses: does it really work? Ice amplitude/resonance…hmm. The answer is yes.

What we have here essentially is a gigantically fat slab of amorphous musique concrete. Similar musically to Rapoon, Simon Scott’s ‘Below Sea Level’ (though not as somniferous) and Trevor Wishart (but not as haunting), this handmade disc rarity is a joy when given a chance to unfurl properly on a good system. Originally I only ‘liked’ it. But I wasn’t listening hard enough – my new amplifier was partially disconnected, too much distortion. Given headphones or correct engineering on behalf of the recipient, this one-track album can unfurl its glacial delights for you. Oh the sweetness of a signal path.

There is initially more noise than sound. 32 minutes in, comes a angelic quietude, from the sound sources used, which are quite like anti-instruments in a way. Just existing for the sake of progressing forever stasis. I found myself addictively transported to the colder regions of the Earth. We are able also to hear how consonance and dissonance are not necessarily icy bedfellows. The idea of stasis – temporality – is put in a mixing bowl, a dust cloud, and we are left to pick up the pieces of the sea and any titanic travellers that come into touch. The mood, while potentially disasterous, thankfully sails past that tundra. She lives to sail another day.

The sad thing is that this music may be cast aside or unsettle everyday people. If you don’t love ambient, honestly, there is little for you here. If you do, however, let Krysalissound label take your breath away with a thoroughly engrossing, head-spinning trip of a download. It’s available from Bandcamp. You may find yourself as I did becoming so enchanted with it, that those extreme ice block resonances wired from the natural do not become as intimidatingly large as one first imagined. Wrap up warm, and set your sights (and ears) for pure black ice.

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“Untitled_TeVeT” in Ondarock

L’acusmatica sembra vivere un periodo di inatteso interesse anche grazie allo straordinario intuito del Centro Culturale San Fedele che ha fatto diventare Milano – grazie all’avveniristico Acousmonium – la vera capitale italiana ed europea dell’arte acusmatica. Nata dalla mente ipercreativa del compositore francese Pierre Schaeffer – padre della musique concrète e pionieristico creatore di suoni che hanno contribuito a plasmare il 900 – l’acusmatica è un genere di musica estremamente di nicchia, nata da manipolazione di suoni ottenuti da altoparlanti o sintetizzatori quasi sempre accompagnata da una componente visiva.

Federico Dal Pozzo è un giovane musicista che propone una lunghissima composizione (59 minuti) per musica concreta che vorrebbe captare i suoni creati dal congelamento di un blocco di ghiaccio di 380 Kg. Idea bizzarra ma non nuova in quanto a immaginario degli ultimi decenni dei musicisti di musica elettronica e ambientale, da sempre affascinati dall’idea di ricreare le sensazioni estreme di paesaggi freddi e glaciali.

“Untitled_TeVeT” è divisa in due parti che sono l’evoluzione l’una dell’altra; la prima ricorda spazi cosmici con fluttuazioni ora liquide ora granulose (fase liquida e fase intermedia); la seconda, descrivendo la parte finale del processo di congelamento, sembra rappresentare la stasi assoluta, fase di quasi immobilità della materia sottoposta a temperature estreme.

La tavolazza dei suoni di Dal Pozzo è visionaria, dove per visione si intende la capacità di vedere oltre, una capacità di intuizione astratta pur nell’intento di descrivere un evento. Se la materia produce musica, Dal Pozzo è uno di quei musicisti che è in grado di coglierla; la speranza è quella di poterlo vedere all’opera con suoni e immagini nel tempio milanese dell’acusmatica, l’Acousmonium.

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