JAMES MURRAY & FRANCIS M GRI | Remote Redux (Ultimae) – Out now

Dear all,

I am honored to announce “Remote Redux”, my first collaborative album recorded with James Murray. The album is now available through Ultimae Records on cd and digital format. The vinyl version can be pre-ordered and will be released in December. Thanks for listening…

James Murray and Francis M Gri’s Remote Redux is a delicate and original response to distance and closeness as expressed by the Japanese concept Ma, known also as negative space. It’s a place of elegant dimension where Gri’s graceful piano motifs and bowed guitar figures are carefully framed within the free flowing surrounds of Murray’s warm synth sequences and nuanced sound design. 

Having released each other’s work on their Slowcraft and KrysaliSound imprints James and Francis naturally extended this exchange into a remote London-Milan collaboration. The resulting debut is an unhurried collection of exquisitely crafted minimal ambient, tender and contemplative, a listening experience that simultaneously explores and distorts our awareness of separation and togetherness.

“Maps of reason” in Darkroom

Duo italo-americano di stanza in Belgio, Tropic Of Coldness inaugura le releases viniliche della piccola etichetta KrysaliSound fornendo una prova di grande fascino, in linea con le uscite a cui la coppia artistica ci ha abituato dal 2012 ad oggi. “Maps Of Reason” consta di quattro tracce sinuose incentrate su un’ambient tenue, giocata fra reminiscenze glaciali, riflessioni solitarie e nostalgie latenti. I tempi sono dilatati, tesi a mimare una calma serafica e naturale, ben interpretata da toni ondeggianti in continuo movimento. La luce impera sovrana ad ogni traccia, tanto che i vecchi retaggi di marca dark ambient sono sostituiti da una sorta di aurora boreale pregna di mistero e magia. I passaggi acustici ben si uniscono al melange elettronico in un post-rock minimale e denso di emozioni (“Diving For Pearls”): se nel complesso le costruzioni appaiono semplici e rarefatte, basate su impianti che reiterano schemi essenziali, è fuor di dubbio la capacità di toccare le corde dell’anima senza cadute di tono o sprazzi di noia, segno che il monicker sa gestire con sapienza pochi mezzi ed inserirsi con successo in un genere per molti aspetti sin troppo frequentato. Prova di grande personalità e gusto formale, ben condita da un tocco comunicativo che conquista e fa sognare. Edito in vinile con elegante confezione al seguito. Una conferma per chi ha già ascoltato gli ottimi precedenti lavori.

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Drop Series

The Drop Series is a collection of unreleased tracks that I will post, one by one, in my new soundcloud page.
I am curious to experiment this different approach so far from my usual process for making an album.
At the end of my last recording “Cycles” (scheduled for 2020)  I realized that it will be difficult to make something better than this album. I also felt an inner desire to change my perception about music.
Nowadays it is very easy to record an album, but are they always necessary? About this question I answered that it’s probably better to take a breath, reboot myself, experiment with music like a kid and then, only when it will be the right moment, I’ll be ready to record a new full-length. In the meantime I hope you enjoy these little drops of recordings made with love…

“Maps of reason” in Side-Line

Background/Info: Tropic Of Coldness is an Italian -American duo who met in Brussels. They already released a few albums and are now back on track –one year after the “Framed Waves”-album released on Glacial Movement.

Content: The sound universe of the duo hasn’t really changed. Cinematographic passages constructed by electronics, field recordings and guitar play create a sonic universe filled with prosperity. Both last cuts are somewhat darker, but still reflect a peaceful sensation.

+ + + : “Maps Of Reason” is exactly what you might from ambient music: a relaxing effect that take you away for a moment of total evasion. The tracks have something warm and comfortable although there’s a part of mystery hanging over the work. The field recordings are essential to this opus. They feel like little sonic details, which are accentuating this mysterious and sometimes darker touch. Last, but not least, I also like the artwork of this album, which is made of cardboard.

– – – : I don’t see a real evolution with the previous album. There’s nothing new, but if you like this project you won’t complain.

Conclusion: “Maps Of Reason” feels like touched by the magic of Hypnos… a world of sweet dreams!

Best songs: “The Loss Of Empathy”, “Diving For Pearls”.

Rate: (7).

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“There Is A Flow In My Iris” in Ondarock

I riconoscimenti degli ultimi anni dell’artista danese Paw Grabowski, in particolare il recente “Nattesne”, stanno portando alla riscoperta dei suoi primi lavori, tra cui spicca la meritoria ristampa (anche in vinile) del suo esordio del 2007 “There Is A Flaw In My Iris”. Lavoro giovanile ma già maturo e consapevole, pone il musicista danese al limite del cantautorato minimale, con voce sussurrata e arpeggi di chitarra tanto flebili da sfiorare l’inconsistenza, ma allo stesso tempo portatori di un linguaggio tanto potente da affascinare musicisti di diversa estrazione, provenienti da ogni parte del mondo (solo per citarne alcuni, la Siberia di Foresteppe, il Giappone di Asuna o di Ykymr, la Germania di Jan Grünfeld, gli Stati Uniti di Peter Broderick o di Daniel K. Böhm fino all’Italia di Safir Nòu).

Lunghi bordoni di chitarra fungono da ninna nanna, con una voce tra il parlato e il sussurro, dove gli unici elementi estranei sono appena accennate sovraincisioni ambientali al servizio di questa estetica malinconica. La musica di Ojerum è fin dai suoi esordi antistorica, lontanissima dai tempi dell’ascolto compulsivo o della corsa frettolosa verso il nulla della contemporaneità. Le parole diventano incomprensibili, simili al concetto di incomunicabilità odierna già descritto magnificamente da Matt Elliott in “Drinking Songs”. Quando invece sono comprensibili, si limitano a mero sillabare infantile (“Matka”), come a sottolineare l’inutilità di nuove parole nel mare delle opinioni fallaci, tutte egualmente lontane dalla verità, tipico della nostra società.

La strada di Grabowski è ancora una volta la ricerca di se stessi nel silenzio e nella quiete. Tra gli otto brani spiccano i sette minuti di “Pristine” o gli arpeggi ripetuti di “Mist” e “Tonerum”, punti di partenza per quella che diventerà negli anni la poetica fragile e coraggiosa del progetto Ojerum.

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