“Fall and flares” in Ondarock

E’ davvero sorprendente seguire la carriera del musicista Francis M. Gri e constatare quanto, di anno in anno, riesca a mantenere una qualità sonora e artistica sempre più elevata. Dopo un 2016 straordinario – la collaborazione con Giulio Aldinucci (“Segmenti”), i progetti Revglow (“Thisorder”), LYEF (“Introspections”) e un’instancabile carriera solista (”Flow”) – torna col suo quinto album solista – “Fall And Flares” – lavoro sorprendente che entra di diritto tra i migliori lavori ambient del 2017.

“Fall And Flares” è probabilmente il capolavoro della sua carriera, realizzato arricchendo di elementi acustici e melodici le sonorità di “Flow”. Mai la musica di Francis M. Gri è stata tanto avvolgente e autunnale, mai tanto vitale e malinconica, tanto legata all’ambient quanto ricca di nuove idee. All’interno di un flusso sonoro intimo e minimale non può che balzare in primo piano la traccia conclusiva dell’album, i diciannove minuti di “We Are Fading Dreams”.
Raramente, nei tanti ascolti di musica ambient, mi è capitato di trovarmi di fronte un brano tanto diluito e potente allo stesso tempo, tanto carico di pathos da costruire nei primi sei minuti un piccolo pattern di piano avvolto in nebbie di synth, un pattern che si ripete in modo tanto ipnotico da trasportare davvero l’ascoltatore in un mondo esterno al reale. Tra brevi accelerazioni e rallentamenti ci si trova in un groviglio inestricabile di note di piano nel quale perdersi è inevitabile; richiami ai Popol Vuh più mistici, alla modern classical di Max Ritcher, alla scuola minimalista fino all’ipnosi lisergica psichedelica. Un vero must della musica ambient del 2017.

I colori autunnali si ripetono nei restanti brani, dai synth dilatatissimi di “Failed Sunset”, agli arpeggi eterei di “Counting Leaves” o le sperdute registrazioni ambientali avvolte nei loop di synth di “Horizon Is Waiting”. Altra perla è “Grey Over My Shoulders” in cui a cambiare sono i timbri ma non il persistente mood autunnale. All’interno di un flusso incostante di synth si aggiunge prima un piano da sonata classica, poi un arpeggio di chitarra perso in un’atmosfera che sfocia nella classica e nel post-rock più dilatato. Praticamente perfetto per un musicista capace, ogni anno, di stupire e comunicare sempre nuove emozioni.

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“Field recording meets sound” in SoWhat

[krysalisound] Abbandonarsi alle suggestioni derivanti dal quotidiano che ci circonda per giungere alla visualizzazione di vividi bozzetti sempre più distanti dal dato oggettivo. È un voler traslare la concretezza in onirica immaginazione che muove il processo creativo di Dominic Razlaff, artista tedesco giunto al suo terzo lavoro nel quale insegue l’inversione di un ordine abituale […]

via dr “field recording meets sound” — SoWhat

“Field Recording Meets Sound” in Merchants of Air

Sometimes, when I wander through the city and the parks of Antwerp, I see people carrying microphones and recording equipment. Once in awhile I see one of them calmly sitting by a pond, gazing onto the water while his equipment registers the surrounding sounds. I often wonder what those people do with these sounds.

Are they recording bird songs for an audio collection? Are they eavesdropping on people’s conversations? Are they making field recordings to create soothing ambient albums? Dominic Razlaff belongs to the latter category.

Razlaff lives in Braunschweig, Germany, which is where he gathers his field recordings. For his previous albums, he used field recordings to enhance and complement his music. This time however, he decided to turn things around and create music which supports the field recordings. For this music he used Novation’s Xic Synthesizer and a ukulele with granular synthesis. The result is a fifteen track ambient album that perfectly blends in with the aural environment, something only the best ambient works manage to do.

Besides a minimalistic array of drones and soundscapes you can hear far away conversations, playing children, birds singing and plenty of other everyday ambience. This way, even in the most remote corners of the world, this is an excellent album to battle feelings of solitude and loneliness. In fact, there is something cozy, something convivial about this album. It feels like a calm but joyful family reunion. It feels like a warm get together near a burning fire in the middle of winter.

As I said before, the album nudges towards the minimal ambient scene. It is perfectly suited for a day like today, a day with snow, wind and rain outside while you enjoy a hot coco in the comfort of your own living room. This certainly is a highly recommended album, one for fans of everything between Eno and Biosphere. I’m sure that these tracks will appear quite a lot on my day-to-day playlist from now on and I suggest you add them to yours too.

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