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MCVX – Voyagers (KrysaliSound, 2017) Quella dello spazio è una dimensione con la quale ogni sperimentazione sonora latamente definibile come ambientale finisce in maniera inevitabile per confrontarsi, che si tratti di quello limitato di una stanza o di una sala delle quali catturare le risonanze, ovvero dell’orizzonte di ampiezza indefinita di luoghi naturali dei quali […]

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CARLO MONTI – MCVX “Voyagers” KRYSALISOUND RECORDS. CD 2017 di Alessandro Nobis L’idea originalissima – ed anche ben realizzata – che sta alla base di questo primo lavoro del chitarrista – manipolatore di suoni Carlo Monti è quella di utilizzare i saluti ad eventuali alieni in 55 lingue, brani musicali (da Bach a Chuck Berry) ed […]

via CARLO MONTI – MCVX “Voyagers” — ildiapasonblog

MCVX offers an expansive palette on the classically-inclined ambience of “Voyagers”. Aptly named, “Voyagers” explores vast terrains. With a multi-faceted approach, the classical inclination keeps the pieces grounded while the ambient snippets give the entire album a mysterious aura. Quite magnificent, at times MCVX’s work recalls that of the Moritz von Oswald Trio’s output in letting the sound simply sprawl out. Layer upon layer of sound work in unison giving the entire album an all-consuming psychedelic sheen to it. Moments of MCVX’s “Voyagers” recall early ambient composers, for akin to those early works, these tracks share a similar desire to chart out an entire new realm.

“Faded” begins things with such style. Piano leads the way for a little bit as the environmental sounds gradually begin to overtake the piece. Uneasy chords come into play on the cryptic “Perpetual angelus”. This tension becomes even more prevalent on “Oceanless” where MCVX allow elements of post-rave and industrial into the mix, giving the entire piece a churning sense of unease. Returning back to kinder pastures “A prayer” positively glows as the drone becomes ever larger, emitting a warmth to it. Easily the highlight comes at the very end with the mystical journey of “On the shore”. Impossible to categorize, the song neither delves into darkness nor surrenders to the light, choosing a careful balance between the two impulses.

Rather soothing and possessing a gentle grace, MCVX opts for shimmering soundscapes on the lovely “Voyagers”.

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DR truly shows love for the surroundings on the gentle spirit of “Field recording meets sound”. With such a delicate touch, the way that DR allows the composed sound to nicely accentuate the real world feels outright masterful. Classical and ambient swirl together in a majestic haze while the entire album positively teems with life. Not a thing is rushed as DR lets the songs soar above into the sky. By opting for such an approach, the tracks have a soothing quality to them.

Much of “I” introduces the field recording, letting the composed element come into focus slowly. Far more prominently featured, the ambient bliss of “II” starts to gradually merge with the busy sounds of the environment. Now with the field recording in the far background “III” goes for a contemplative mood. Tactile guitar strings and piano intersect beautiful with a pastoral scene on the lovely “IV”. With “V” the song focuses on the field recording, as a decipherable language comes into view. Easily the highlight of the album, DR effortlessly blends the environmental white noise with elongated gestures on “VII”. Gorgeous drone drifts lazily by on the meditative “VIII”. Coming ever more into focus “X” taps into an angelic otherworldly choir. Spacious in scope “XIV” goes for a colorful take, with a melody that absolutely shimmers. Closing the album on a high note is the rainy-day spirit of “XV”.

With “Field recording meets sound” DR explores the communal quality that so often gets overlooked in the constant rush that life can be.

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MCVX “Voyagers” is now available in digital store.

Cover

Link to the album

Voyagers is the debut album for the Italian guitarist Carlo Monti and his project MCVX. The work is strongly inspired by the Voyager Golden Records, two phonograph records which contain sounds and images selected to portray the diversity of life and culture on Earth. Included aboard both Voyager spacecraft launched in 1977 it is considered as a sort of a time capsule for extraterrestrial life form and for future humans who may find them.
The genesis of the album comes precisely from the samples included in these records, processed then by the artist and enhanced with different recording techniques like generative music patches and traditional composition. The result is a great ambient work that KrysaliSound is so proud to release.

KrysaliSound

All’esordio con la preziosa etichetta handmade Krysalisound di Francis M. Gri, MCVX è il suggestivo progetto del giovane Carlo Monti, di base a Gallarate (Varese). “Voyagers” si inserisce in maniera non banale entro il recente ritorno di fiamma, da parte della sperimentazione elettronica e della dark-ambient, per le tematiche legate alle esplorazioni nello spazio ignoto – soltanto un anno fa Roly PorterLustmord e il premiato duo Reznor/Ross (la dedica alla Nasa del singolo “Juno”).

Il titolo fa esplicito riferimento all’ormai quarantennale Voyager Golden Record, in pratica la compilation che l’umanità ha dedicato alle eventuali forme di vita aliene che dovessero incontrare la nostra sonda. Frasi recitate in 55 lingue diverse, oltre ovviamente a un campionario di creazioni musicali che va dai canti popolari al blues-rock alla Quinta di Beethoven. Ma un’opera che si ispiri in tutto e per tutto al viaggio di questo disco dorato deve partire dalla consapevolezza che il suo messaggio sia racchiuso in una minuscola, metaforica bottiglia che galleggia in un oceano senza fine.
Nel fluido contrasto tra caos e desolazione, vuoto d’aria e voci del passato, si realizza dunque la densa partitura elettronica di MCVX, che in nessuna sua parte evoca il diario di bordo di un viaggio immaginario, quanto piuttosto la tormentata e multiforme descrizione di un sentimento universale diviso tra stupore e senso di abbandono.

Accordi di pianoforte alla Atticus Ross scandiscono la partenza per una traversata dalla quale non si è certi di fare ritorno. In “Perpetual Angelus” segnali radio confusi e spie intermittenti afferrano frammenti della nostra lontana civiltà. Con l’ausilio di patch generative digitali, le stratificate ambientazioni – organo e tastiere elettroniche in bilico tra kosmische, new age e odierno espressionismo drone – giungono a sondare territori impervi e del tutto ignoti (“Oceanless”), fanno ingresso in zone spoglie e sacrali (“A Prayer”) e infine approdano su una sponda dalla quale si osserva a distanza la meraviglia e l’orrore di un infinito che il solo pensiero non saprebbe altrimenti concepire.
Ampie vedute non soltanto nella fonte d’ispirazione, ma anche nella sapienza con cui i vari input vengono orchestrati e diffusi nell’area acustica. Qualcosa di decisamente poco comune, parlando di un esordio.

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E’ davvero sorprendente seguire la carriera del musicista Francis M. Gri e constatare quanto, di anno in anno, riesca a mantenere una qualità sonora e artistica sempre più elevata. Dopo un 2016 straordinario – la collaborazione con Giulio Aldinucci (“Segmenti”), i progetti Revglow (“Thisorder”), LYEF (“Introspections”) e un’instancabile carriera solista (”Flow”) – torna col suo quinto album solista – “Fall And Flares” – lavoro sorprendente che entra di diritto tra i migliori lavori ambient del 2017.

“Fall And Flares” è probabilmente il capolavoro della sua carriera, realizzato arricchendo di elementi acustici e melodici le sonorità di “Flow”. Mai la musica di Francis M. Gri è stata tanto avvolgente e autunnale, mai tanto vitale e malinconica, tanto legata all’ambient quanto ricca di nuove idee. All’interno di un flusso sonoro intimo e minimale non può che balzare in primo piano la traccia conclusiva dell’album, i diciannove minuti di “We Are Fading Dreams”.
Raramente, nei tanti ascolti di musica ambient, mi è capitato di trovarmi di fronte un brano tanto diluito e potente allo stesso tempo, tanto carico di pathos da costruire nei primi sei minuti un piccolo pattern di piano avvolto in nebbie di synth, un pattern che si ripete in modo tanto ipnotico da trasportare davvero l’ascoltatore in un mondo esterno al reale. Tra brevi accelerazioni e rallentamenti ci si trova in un groviglio inestricabile di note di piano nel quale perdersi è inevitabile; richiami ai Popol Vuh più mistici, alla modern classical di Max Ritcher, alla scuola minimalista fino all’ipnosi lisergica psichedelica. Un vero must della musica ambient del 2017.

I colori autunnali si ripetono nei restanti brani, dai synth dilatatissimi di “Failed Sunset”, agli arpeggi eterei di “Counting Leaves” o le sperdute registrazioni ambientali avvolte nei loop di synth di “Horizon Is Waiting”. Altra perla è “Grey Over My Shoulders” in cui a cambiare sono i timbri ma non il persistente mood autunnale. All’interno di un flusso incostante di synth si aggiunge prima un piano da sonata classica, poi un arpeggio di chitarra perso in un’atmosfera che sfocia nella classica e nel post-rock più dilatato. Praticamente perfetto per un musicista capace, ogni anno, di stupire e comunicare sempre nuove emozioni.

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[krysalisound] Abbandonarsi alle suggestioni derivanti dal quotidiano che ci circonda per giungere alla visualizzazione di vividi bozzetti sempre più distanti dal dato oggettivo. È un voler traslare la concretezza in onirica immaginazione che muove il processo creativo di Dominic Razlaff, artista tedesco giunto al suo terzo lavoro nel quale insegue l’inversione di un ordine abituale […]

via dr “field recording meets sound” — SoWhat