Continua questo pellegrinaggio virtuale nelle platee dei teatri dell’immaginario. Sul palco si dispiega la forza del racconto mentre i nostri sensori captano le emozioni. Le luci si spengono per l’ennesima volta e ci ritroviamo in un ambiente saturo di pesantezza. I movimenti, i pensieri e le visioni, la nostra percezione è permeata di insondabile pesantezza. La stessa della materia: pietra, monolite, opale e basalto, che sovrasta il nostro respiro. Un senso di immobilità che lentamente si trasforma in sacra ed antica celebrazione del regno della penombra, lì dove pericolosamente si sono avventurati Roberto Galati e Federico Mosconi, riportando alla luce otto tracce di purissima poesia sperimentale che fuoriescono e scorrono colme di maestosa sostanza. Le chitarre di Mosconi urlano, si dibattono e infrangono contro il muro di noise sonico innalzato da Galati durante la sacra processione del suono. L’urlo brucia a contatto con l’eco dei droni, esplode di galassia in galassia, tutte racchiuse nell’attimo iterato di un ascolto finalmente placato, ai confini della penombra. IN HEAVY ROTATION.

Mirco Salvadori

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