“Introspections” in Darkroom

Già ampiamente apprezzata per i suoi precedenti progetti, e specialmente in quei Revglow condivisi con Francis M. Gri, la singer milanese Lilium dà vita in questo 2016 ad una nuova avventura sonora che la vede protagonista: LYEF, al debutto con l’album in esame. Pubblicato sia in digitale che in una ristretta tiratura in CDr, il disco viene realizzato dalla KrysaliSound dello stesso Francis (nel classico package ‘artigianale’, completo di stampa fotografica dell’artwork), impegnato anche col mixaggio e col mastering, oltre che con piano e chitarra nei sei brani in scaletta (tutti registrati in diverse sessioni live). Il proposito principale di LYEF è quello di consentire a Lilium di spaziare con la propria splendida ugola senza limitazioni di sorta, fra vocalizzi, sussurri e ‘non-parole’ che trovano piena complicità in un tessuto sonoro sofficemente ambientale, lasciando che siano rumori e trattamenti sonori ad alimentare un taglio sperimentale indubbiamente dettato da reali esigenze artistiche. “Water” apre leggerissima nelle sue trame ambient, cullanti e perfette per esaltare una vocalità ariosa ed appassionata che trova sempre grandi sbocchi creativi all’interno di una scrittura così intima; ancor meglio fa la più intensa “Paper”, forte di mesti umori jazz-noir in cui il piano è più presente, quasi come se Bohren & Der Club Of Gore optassero per un sentiero luminoso, mentre “Air” raggiunge nuove vette d’impalpabilità, coi sussurri in sovrapposizione ai vocalizzi. “Fire” è un soffice vortice dove suoni e voci s’intrecciano mirabilmente, mentre “Iron Trees” è l’uggiosa istantanea che non può mancare in un lavoro così delicato e personale; il compito di chiudere degnamente i giochi spetta ad “Unbrace”, apice passionale di un’opera in cui il pathos abbonda da cima a fondo. Un progetto seducente e potenzialmente in grado di arrivare lontano nel proprio percorso di ricerca, felicemente memore di quanto fatto nel 2005 dalla singer australiana Louisa John-Krol con Gianluigi Gasparetti (Oophoi) nel sublime “I Hear The Water Dreaming”: da sentire.

Roberto Alessandro Filippozzi

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