Darkroom – Recensione “Dreamers Stories”

Recensione a cura di Roberto Filippozzi:

Due anni dopo l’eccellente debutto della propria avventura solista con l’album “Ghost Dreamers Town”, Francis M. Gri (All My Faith Lost…, Apart, Revglow) torna con la seconda parte di quella che infine sarà una trilogia basata sulla storia da lui stesso scritta, inclusa di volta in volta nella confezione (anche stavolta pregevole e squisitamente artigianale). Un capitolo volutamente più ambient-oriented, ma che della materia ambientale più melodica conserva per lo più certe sfuggenti basi sintetiche sulle quali vengono ricamati i consueti, preziosi ed emozionanti intrecci fra chitarra, piano ed archi. Se le parole rimangono sulla carta tocca al suono ‘parlare’, ed è un’arte che Francis, polistrumentista di grande esperienza e compositore di rara onestà intellettuale, conosce molto bene, trovando ogni volta la melodia più adatta a trasmettere una specifica emozione. In questo secondo lavoro, come spiegano le note ufficiali, il protagonista della storia si ritrova “solo in una città deserta, abbandonato, ma con una piccola speranza che brucia dentro…”, ed è un senso di speranza palpabile quello che emerge dalle melodiose trame dei nove brani di un’opera ben più radiosa rispetto a certi trascorsi del suo autore. Dall’ariosa e luminosa opener “K”, animata dal battito costante della cassa, sino all’appassionato episodio finale “Walking Away”, più che mai imperniato su di un piano che recita un ruolo da protagonista nell’album, Francis riesce ad appassionarci con la sincera bellezza delle sue melodie, arrangiate con cura ma capaci di trasmettere quel senso di genuinità che consente di immedesimarsi fino in fondo negli scenari che un songwriting così ricco di pathos può evocare. Quella di Francis è una scrittura che risponde direttamente al cuore e che, seguendone i buoni consigli, si traduce in brani mai privi di significato o fini a sé stessi, bensì parte di un flusso sonoro cinematico di grande compattezza, capace di esprimere un picco di elevata caratura come la drammatica “Souls”, vero gioiello in un’opera che non tentenna mai. Quando il suono riesce ad emozionare in maniera così nitida e sincera, non c’è motivo per non consigliare vivamente un ascolto a chiunque ritenga di possedere, in qualità di ascoltatore, una mentalità aperta: la musica è un linguaggio universale che Francis parla da tempo in maniera completa e fluente, e in cui migliora ad ogni nuova uscita.”

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