Ondarock – Recensione “Dreamers Stories”

A cura di Matteo Meda:

“Un qualsiasi sguardo di insieme al panorama atmosferico di casa nostra non può prescindere dalla poliedrica figura di Francis Gri e dai suoi peculiarissimi progetti. Se Apart ha sempre rappresentato l’anima più introspettiva dell’artista e Revglow ha incarnato in musica la sua propensione allo slancio vitale, il più giovane progetto eponimo basa sulla ricerca sull’impressione, prediligendo dunque la sensazione a contatto con l’esteriorità. Se quelli di Apart erano miniature a cavallo tra ricerca sonora e interiorità, nati e cresciuti in forma di esperimenti, Francis M. Gri è il luogo delle tele e dei colori, delle visioni e delle sensazioni prime, delle emozioni e dei sentimenti.
“Dreamers Stories” introduce già dal titolo all’evoluzione che porta in grembo: è il disco di un cantastorie che narra di sogni, la cui dimensione paradisiaca assume in ogni brano la giusta dose di connotati realistici per raggiungere uno squisito equilibrio. Questi ultimi coincidono anche con il variare della strumentazione e con la decisa svolta organica e melodica, qui ancor più accentuata che nel precedente “Ghost Dreamer Town”. Archi e spruzzate di elettronica si aggiungono al soundscape piano-chitarra che già aveva caratterizzato i capitoli precedenti, per completare una dimensione a due passi dal camerismo ambientale di un Tim Story.
Così la meravigliosa apertura a rintocchi regolari di “K” e la sua reprise nel limbo magico di “Another K” muovono dalla metropoli dei fantasmi per toccare con mano il regno del sublime, solo intravisto fra i bagliori sintetici di “Lights Off”. Il passaggio è narrato al meglio nella progressione di “Transition”, il cui letto di arpeggi e feedback inquadra il suolo sempre più da lontano, fino a perderne contatto nel tripudio finale. Un viaggio documentato nelle sue prime fasi dai fotogrammi di “Foresaken”, istantanee dal tragitto che si alternano alle sensazioni pure della tintinnante “The Book Monument”.
Il passaggio piano-archi di “The Dreams Room” riconduce per un attimo all’origine del tutto, il sogno, inquadrato per la prima volta dalla prospettiva della veglia. La conclusione di “Walking Away” rappresenta infine un finale aperto, adattandosi per lo meno a due interpretazioni: la cronaca del risveglio, se si privilegia la sua componente malinconia, e una prima e unica passeggiata nell’ “altro mondo”, se si pone l’accento sulla sua serenità di fondo. Resta comunque un pezzo commovente posto a chiusura di un album intensissimo, che dà conferma della profonda mutazione dell’anima creativa (e forse non solo) del suo autore.
Dopo la città dei fantasmi e il viaggio da essa al mondo dei sogni, aspettiamo solo di poterci godere il racconto di quest’ultima.”

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