Ondarock

Recensione di Gianluca Polverari:

“In un’Italia sempre più avvilita dal contesto sociale e politico, che rende costantemente buio il quotidiano, in molti hanno abbandonato il sogno. Ma c’è anche chi lo difende strenuamente da coloro che vorrebbero calpestarlo e ucciderlo, e costui è il personaggio che caratterizza il racconto posto all’interno di “Ghost Dreamers Town”, l’album di Francis M. Gri.
A essere descritto non è il nostro consumato Stivale, ma un’ipotetica città K, vissuta da artisti in un clima di allegra creatività e frequentata tanto da turisti curiosi quanto da grigi businessmen in cerca di guadagni. Il protagonista è un giornalista del quotidiano locale che un giorno, il 18 settembre 2016, si trova a divenire unico testimone della fine di K, colpita da un disastro non meglio specificato, che l’ha resa una città-fantasma. Il paese dei sognatori non c’è più, ma in qualche modo può tornare a vivere e a essere tramandato grazie al giornalista che raccoglie nelle case, ormai vuote e silenziose, alcuni fogli lasciati dagli inquilini, che recitano frasi di rimpianto per qualcosa che avrebbero voluto realizzare e che è stato bruscamente interrotto. Ricongiungere i desideri decaduti di tante persone può riportare all’esistenza di K.
In questo caso, è l’arte che può sempre far destare qualcosa e Francis M. Gri si impegna egregiamente nello smuovere la sensibilità con musiche strumentali che sono una vera colonna sonora e appendice alle parole del testo, mentre di liriche non v’è traccia nelle nove esecuzioni musicali. Questi brani sono intensi strumentali che evocano scenari tra new wave e languido shoegaze, in un ipotetico incontro tra Durutti Column, Robin Guthrie e Harold Budd.
L’artista, che già è stato apprezzato con i suoi lavori più downtempo trip-hop nei Revglow e ambient-wave con Apart, si conferma un personaggio assai ispirato nel toccare quelle corde emozionali che lasciano proprio “sognare” a occhi aperti giocando con trame elettroniche che sono soffice tappeto per le delicate note effettate della chitarra e del piano.
Grazie a un’opera come “Ghost Dreamers Town”, qualche mattone per una nuova K finalmente ora è stato posto.”

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