Ghost Dreamers Town – Chapter 1

A little extract of the first chapter included in the KS Packaging of “Ghost Dreamers Town”.

Italian Version (Original)

“Tempo fa un vecchio signore raccontò ad un suo amico del satellite Titano descrivendo la pioggia di quel luogo lontano come una delle più belle meraviglie che la natura potesse regalare. Grazie alla sua atmosfera simile alla nostra ma più densa perché fatta di metano, disse, le gocce cadono a terra lentamente, perfettamente sferiche come perle liquide. Pioggia di mercurio pensai. Senza interessarmi del fatto che quel signore avesse potuto inventare ogni singola parola della storia rimasi talmente affascinato ed incantato da quella fotografia mentale che ancor oggi sogno di vivere prima o poi quello spettacolo travolgente….anche adesso che sono rimasto solo e, forse, l’ultimo sognatore di questo mondo. Le giornate ormai scorrono monotone e il senso del tempo non esiste più da quando anche l’orologio del campanile si é fermato. Tutto da quel giorno é immobile. Il calendario in cucina é fermo a quella data, paralizzato come me, nuvola senza vento che non vuole dimenticare. 18 settembre 2016. L’inizio di tutto. E la fine di tutto. Raccontare una storia nell’indifferenza mi conforta perché se ci fosse qualcuno ad ascoltare mi prenderebbe sicuramente per pazzo. Ormai la gente mi fa paura, preferisco il silenzio e la solitudine. Eppure una volta non era così… La persone erano in continuo movimento, un flusso ritmico di gente che usciva ed entrava da edifici di ogni dimensione ed età, la metropolitana spezzava in diagonale le armonie delle vecchie strade, rivoli di fumo uscivano dai camini delle timide abitazioni. File di case identiche descrivevano per centinaia di metri gli stessi gesti, come se l’ultima volesse in qualche modo imparare dalla prima, creando un gioco di rassicurante dilatazione. Ed in questo quadro dalle tinte seppia noi eravamo i passeggeri urbani, elementi unici che sapevano far risuonare la città in tutta la sua bellezza. Un pianoforte senza corde é muto e noi eravamo quelle corde. La Città dei Sognatori, così la chiamavano. “

English Version (Kindly translated by Lisa Moletta)

“Time ago an elderly man told his friend about the satellite Titanium, describing the rain in that faraday place as one of the most beautiful wonders that nature could give us. “Thanks to its atmosphere which is similar to ours but denser since it contains methane”, he said,” the perfectly spherical drops, like liquid pearls, fall slowly to the ground”. Drops of mercury, I thought. Without bothering whether the man could have invented every single word of the story, I was so fascinated and enchanted by the mental picture that I still dream of eventually experiencing that breathtaking show …even now that I’m alone and, perhaps, the last dreamer in this world. Now the days monotonously pass me by and the sense of time no longer exists ever since the bell tower clock stopped. Everything since that day has been motionless. The calendar in the kitchen still marks that day, paralyzed just like me, a cloud with no wind that just won’t forget. 18th September 2016. The beginning of it all. And the end of it all. Telling a story with a note of indifference comforts me because if someone had to listen to me they would surely think me crazy. At this point people scare me. I prefer silence and solitude. Yet it wasn’t so time ago… People were always on the go, a rhythmic flow of people who came and went from buildings of every shape, size and age. The subway would diagonally break the harmony of the old roads, streams of smoke would flow out of the chimneys of humble homes. Rows of identical houses would describe the same gestures for hundreds of metres, as though the last would want to learn from the first, thereby creating a reassuring game of expansion. And in this picture of various shades of grey we were the urban passengers, unique elements which knew how to make the city sound in all her beauty. A piano with no chords is soundless and we were the chords. The City of Dreamers, so they called it.”